Percorsi
|
|
|||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||
|
Primo Epic Tour per GMPbike, organizzato fin nei
minimi particolari dall'amico
Massimo. Una
passeggiata di due giorni in sella alle nostre
mountain bike con cui abbiamo seguito un
tracciato in terra Svizzera (Lugano tour) che ci
ha portato a superare una pendenza di circa 1800
mt di dislivello, con un pò di fatica ma anche
con tanta amicizia tra tutti e sei i componenti, che hanno voluto iscriversi a questa
bellissima impresa. Un grazie quindi a
Massimo,
Patrizio,
Gianfranco,
Daniele e
Luciano. Pier Se una delle traduzioni del termine anglosassone Epic, è memorabile – intesa ciò che rimane impresso nella memoria per lungo tempo – allora questa prima Epic Ride del GMPbike è stata davvero epica. La soddisfazione che ha compensato la fatica di questi 2 giorni era evidente sui visi dei miei compagni, peraltro mista alla delusione del fatto che fossimo giunti al termine della nostra escursione. Era da qualche mese, che avevamo pensato ad una “ due giorni” da fare in uno dei weekend di luglio, con l’ ipotesi di pernottamento in rifugio. Sempre in Svizzera e sempre nel Canton Ticino, dapprima era stata proposta la II tappa del percorso n. 65 Gottardo Bike, da Airolo a Biasca, salendo a Piora, Passo dell’ Uomo e scendendo sul Lucomagno. Un sopraluogo effettuato il 4 giugno, ci ha fatto cambiare idea: ce lo ricordavamo molto bello, mentre “ dal vivo” la discesa sul Lucomagno ci aveva deluso; molto varia e divertente invece – e non te lo aspetteresti – è il tratto del 65, tra il Passo del Lucomagno e Biasca. Questa esperienza, ci aveva subito spinti a trovare una valida alternativa, avendo ben presente che, se si riesce a ritagliare 2 giorni tra “ code” lavorative ed impegni vari, questi 2 giorni devono dare il massimo , in termini di ritorno dell’ investimento. La scelta allora, dopo qualche ricerca, è ricaduta sull’ altro percorso regionale del Canton Ticino, il 66 Lugano Bike che, come leggerete, abbiamo interpretato a modo nostro, arricchendolo, di un paio di deviazioni – una in salita e l’ altra discesa – rispettivamente di notevole impegno fisico e di grande soddisfazione tecnica e ciclistica. Già la carta d'identità” del Percorso n. 66 - Lugano Bike, si preannunciava così: Lunghezza 56 km, di cui non asfaltati 34 km, di cui Singletrail 19 km. Dislivello da superare 1.800 mt. Tecnica: difficile, forma fisica: difficile. Come anticipato non l’ abbiamo seguito metro per metro ma alla fine pur partendo da Sonvico (300 metri più in su di Pregassona) abbiamo superato 1.800 metri di dislivello e percorso 54 km. Passiamo alla vera e propria cronaca della nostra “ 2 giorni” . Dopo esser partiti in perfetto orario da Lissone, arriviamo a Sonvico intorno alle 10:00. Dopo gli ultimi check alle nostre MTb ed alla attrezzatura, partiamo. Siamo in sei: Pier (la P di GMP), Gianfranco, Massimo, Daniele, Luciano e Patrizio. Dopo pochissime decine di metri, in corrispondenza del primo tornante, che si incontra dopo aver superato l’ abitato di Sonvico, proseguiamo diritti, lasciando la cantonale ed il percorso n. 66, e ci immettiamo in una strada secondaria dapprima asfaltata, che poi poco dopo - piccolo impianto sportivo alla sx - entra nel bosco. Abbiamo deciso di provare questa variante, dopo aver letto il bel volume edito da Fontana Edizioni, “ Mountain bike in Ticino” . Il percorso n. 14 del volume prevede l’ ascensione al Passo San Lucio dal versante sud della Val Colla e la discesa dalla bocchetta di San Bernardo (senso orario). Il primo tratto in salita, è una alternativa alla salita sulla cantonale; si tratta di una deviazione tra i boschi e sui sentieri che portano nelle vicinanze del Santuario della Madonna d’Arla. A poco più di 2 km dalla partenza, ecco che una ripida rampa si stacca alla nostra destra; non convinti che si tratti del ns. percorso, proseguiamo oltre per una cinquantina di metri, ma quando, dopo una attenta lettura del road book (ogni itinerario del libro sopracitato è corredato da una dettagliatissima scheda con indicazioni molto precise e ben descritte), capiamo che “ quella” rampa è il primo tratto della salita che dobbiamo percorrere, siamo presi dallo sconforto; nooo, non abbiamo avuto il tempo di scaldare i muscoli ed ecco una salita “ epica” ovverosia indimenticabile. Ben presto ci accorgiamo che quella che sembrava una ripida rampa è invece una serie di ripide rampe che, lunga un paio di chilometri, non ci darà tregua con le sue pendenze che, quando sono accettabili, sono al 7% e arrivano a punte del 20%: in media un bel 12-13% su sterrato. I muscoli che non hanno avuto ancora il tempo di scaldarsi, gridano e questa “ non dolce” partenza, mette a dura prova gambe, polmoni e cuore. Se è vero che non siamo “ caldi” è però vero che le energie non le abbiamo ancora consumate e quindi, ognuno con la propria velocità e caparbietà giunge alla fine di questo “ epico” tratto. Dopo aver superato un ulteriore breve tratto – a spinta - con pendenza del 26%, giungiamo in cima al Monte Roveraccio, una piccola elevazione che con i suoi prati verdi e il panorama su Lugano, ci ricompensa della dura salita. Da questo poggio, dove è presente una bella croce, si vedono molto bene i Denti della Vecchia ed almeno 2 dei punti di riferimento della nostra escursione: il Motto della Croce e la Capanna Monte Bar. Dopo esserci dissetati ed aver scattato qualche foto, ripartiamo in discesa ed in breve ci ricongiungiamo con la cantonale che sale da Sonvico. Anche se si pedala su asfalto, il tratto che percorriamo lungo la cantonale è piacevole, grazie allo scarsissimo traffico e alla ombreggiatura quasi sempre presente; superiamo Trecio e a Piandera dove, al termine dell’ abitato – fontana per rifornimento acqua -, giriamo “ secchi” a dx in salita, in direzione di Cimadera. Su questo tratto, il gruppo si allunga e fortunatamente ci ricompattiamo proprio in prossimità del tornante, in corrispondenza del quale, dobbiamo abbandonare la cantonale: al secondo tornante infatti, di fronte a noi, parte una sterrata – cartello pista da fondo – che si addentra nel bosco. La prendiamo e subito ci ritroviamo in un bel bosco ombreggiato, dove il sentiero ciclabile prosegue con brevi saliscendi. Oltrepassiamo un ponte ed in corrispondenza di un incrocio con una strada asfaltata, prendiamo a dx in salita ritrovando i cartelli di color amaranto con il pittogramma del MTBiker – nelle vicinanze fontana per rifornimento acqua: siamo ritornati sul percorso n. 66, che non lasceremo più, sino al Passo di San Lucio. Ci mancano meno di 200 metri che superiamo con calma fermandoci, a riprendere forze e a dissetarci – fontana acqua -, dove il sentiero di salita interseca quello che proviene dalla Bocchetta di San Bernardo e dalla Capanna Pairolo. Nel frattempo le micro-condizioni meteo sulla zona sono un po’ cambiate, è apparsa qualche nube, che peraltro porta un po’ di fresco. Con un ultimo sforzo, raggiungiamo, immersi nel bosco, la deviazione che porta all’ Alpe Cottino; ormai manca poco al Passo di San Lucio e decidiamo di fermarci all’ Alpe per uno spuntino. In un paio di minuti, la raggiungiamo ma purtroppo rimaniamo delusi dopo aver appreso che, il “ loquace” conduttore dell’ Alpe, non accetta gli Euro. Ve beh, quando si dice l’imprenditorialità o anche solo l’ospitalità; torniamo indietro e a stomaco vuoto affrontiamo uno dei tratti più ripidi (ma forse è la fatica che si fa sentire dopo i 1.000 metri di dislivello), quello che ci porterà al Passo di San Lucio ed al tanto atteso e meritato riposo alla omonima Capanna. Ad attenderci con il sorriso, ci sono Tiziana e Alfredo Ginestra che ho conosciuto lo scorso anno durante una 3 giorni in solitaria da Mendrisio a Locarno, a cavallo della cresta di confine tra Lombardia e Canton Ticino. L’ accoglienza è la migliore che ci si possa aspettare. Mi fa un grande piacere reincontrali e vedo subito che anche tutti gli altri amici si trovano a loro agio – è difficile il contrario, vista la grande ospitalità dei due gestori. Giusto il tempo per sistemare le cose e per iniziare il turno di docce; il pomeriggio passa tra momenti di riposo, quattro chiacchere e con una visita – grazie Alfredo – all’ interno dell’ Oratorio di San Lucio, la bellissima chiesa del XIV secolo che sorge – per pochissimi metri, in territorio italiano. La chiesa, originariamente dedicata a San Nebore, è stata successivamente ri-dedicata a due santi, il più “ famoso” San Lucio protettore dei mandriani, pastori e formaggiai e San Rocco (rappresentato con il cane), protettore dei viandanti. All’ interno oltre al bellissimo pavimento in pietra, si possono ammirare alcune porzioni degli affreschi originali, recentemente restaurati. Il tempo della visita passa in fretta e nell’ attesa dell’ ora di cena – le 19:00 – trascorriamo qualche minuto sui pendii erbosi nelle vicinanze dell’ Oratorio, scattando qualche fotografia e interrogandoci sul nome dei monti che appaiono sul versante italiano della val Cavargna. A proposito di monti, poco prima di cena, ritorna Luciano che ha deciso di non riposarsi e che nel frattempo è salito – a piedi – sulla cima della Garzirola. La cena è conviviale e con noi siedono anche Tiziana ed Alfredo. Subito si instaura un clima di goliardia che rende molto piacevole la serata, peraltro alimentata dall’ abbondante ed ottimo cibo preparato da Tiziana e dal SanGiovese che se, non scorre a fiume, nelle gole di qualcuno, scorre a ruscelli. Verso la fine ecco una sorpesa, si materializza una Sacher con candelina - torta di compleanno a pochissime ore dal 3 luglio - ed una bottiglia di spumante, fattimi trovare in capanna, a mia insaputa, come risultato di una azione congiunta di “intelligence” tra mia moglie ed i “soliti” gentilissimi gestori che l’ hanno prenotata e ritirata il giorno prima, presso una pasticceria di Porlezza. Dopo caffè, ammazza caffè e 4 (di numero) passi all’ esterno del rifugio, iniziano i preparativi per la notte. Tutti in branda, la luce si spegne intorno alle 22:00: buona notte. Nonostante i timori – russate – la notte passa tranquilla ed il silenzio viene interrotto saltuariamente da qualche – uno – russatore e dal suono dei campanacci delle mucche che pascolano, anche di notte, intorno alla Capanna. La sveglia, che altro non è che il telefono del Pier, suona alle 5:30; lui, che si era riproposto di alzarsi per fare qualche foto con la luce dell’ alba, la spegne al secondo squillo e, dopo essersi rigirato nel letto, riprende a dormire. Dopo 3 ore però siamo tutti introno al tavolo pronti per la prima colazione; come promessoci, Tiziana ci fa provare una “ spacialità” ; polenta fredda con marmellata di albicocche. Purtroppo è terminata quella ai fichi con la quale, l’ accostamento, sembra essere migliore. Non mi lascio scappare l’ occasione di ritornare “ bambino” e dopo averla mangiata con la marmellata, mi metto un pezzo di polenta nella scodella e ci verso sopra del latte caldo...spettacolo. Nel frattempo il sole è completamente sorto e sono decisamente migliorate anche le condizioni di luce lungo il traverso che ci porterà verso la Capanna Monte Bar; via, ci si alza e si esce dove Alfredo – grazie – ci ha preparato le nostre MTB. Dopo la foto ufficiale ed i calorosi saluti ai due amici Tiziana ed Alfredo, bissate dalla promessa di ritornare più presto possibile, partiamo per la seconda tappa della 1ma Epic Ride GMPbike. Il programma di oggi, prevede una tappa prevalentemente in discesa. Alla termine della giornata, i nostri strumenti ci diranno che abbiamo superato più di 700 metri di dislivello; chissà se fosse stata in salita ! Si parte in direzione nord ovest, sul sentiero che passa tra le due capanne e ci troviamo a pedalare su un bel single track che con saliescendi (i fini direbbero flow) ci accompagnerà sino all’ Alpe di Pietrarossa. Il panorama è grandioso e nonostante il cielo non sia limpidissimo, le montagne “ vere” fanno la loro apparizione all’ orizzonte. Il golfo di Lugano, curva dopo curva, appare sempre più evidente nella sua bellezza. Abbiamo anche la possibilità di vedere, se non da vicino, una gruppo di caprioli che corrono verso valle. Superato qualche punto portando la bici in spalla, giungiamo all’ Alpe di Pietrarossa, da dove il sentiero n. 17 si allarga e prosegue in salita con una minima pendenza. In breve, raggiungiamo Piandanazzo, che con l’ erba appena tagliata , sembra uscito da una cartolina. I tavoli presenti nei pressi della Alpe, ci invitano ad una sosta. Facciamo rifornimento d’ acqua e qualche fotografia e poi diamo corso alla decisione presa in precedenza; non proseguire verso la Capanna Nonte Bar, e scendere verso Corticiasca lungo il sentiero n. 20 per poi deviare verso l’ Alpe Musgatina, sul n. 21. Il sentiero è codificato come “ nero” anche se faccio notare, ad una sparuta minoranza che è un po’ perplessa, che per me è verde, datosi il colore dell’ erba che ne riveste il fondo. Vinte le perplessità cromatiche sul sentiero n. 20, partiamo per un’ esperienza “ mistica” : il più bel single track in discesa che mi sia capitato di percorrere. Sembra tracciato dalla mente di un appassionato di MTB. C’ è tutto ciò che si può chiedere ad una discesa; un avvio dolce in mezzo ai pini mughi, con un paio di tornantini, un bel e lungo traverso nel bosco con pendenza e tratti tecnici con radici e pietre. In alcuni punti si può anche tentare qualche “ appoggio” . Bello, bello, bello. Tutti i miei compagni sono entusiasti e si rammaricano della mancanza di un impianto di risalita che li riporti a Piandanazzo; a detta di tutti, questo è un tratto “ epico” inteso come memorabile, indimenticabile. Dopo i lati positivi quelli meno positivi: il primo, la mancanza dell’ impianto tanto desiderato ed il secondo ... fate attenzione perché nella sua parte centrale, questo sentiero è esposto; quindi riducete la velocità, soprattutto nei cambi di direzione, e non state troppo attaccati alla parete. Se posso permettermi un consiglio, se ce la fate, tenetevi al centro della sede pedalabile, perché laddove necessario, avrete più possibilità di appoggiare un piede spingendovi verso la parete, cosa che non sempre è possibile, se state attaccati al lato a monte ovvero dopo aver urtato o strusciato lungo alla parete. Dopo aver superato un piccolo cancello (non siamo risuciti ad aprilo) passando sulla sua dx – senso di discesa – raggiungiamo in breve, l’ ampia sterrata che prendendo a destra, porta all’ Alpe Musgattina. Il paesaggio adesso è completamente cambiato, siamo in terreno aperto ed in pieno sole su un’ ampia sterrrata sulla quale si pedala comodamente appaiati. Oltrepassiamo un paio di sbarramenti – semplici cavi con impugnatura e gancio a molla – e tornati sull’ asfalto, ci rimettiamo in salita a dx, verso il Motto della Croce. Al primo tornante ci fermiamo però all’ Alpe Rompiago, per un breve spuntino a base di salumi, formaggio e sottaceti; accompagniamo questo esempio di virtù alimentare, tipico del monaco ciclista, con alcune birre che i più morigerati, “ tagliano” con la gassosa. A rischio infarto, ripartiamo rimpinzati sotto il sole di luglio, ore 14.00. I 100 metri di dislivello che ci separano dall’ inizio della discesa finale (dai la penultima), sono relativamente tra i più faticosi. L’ arrivo al Motto e la vista del panorama che si staglia dietro alla grande Croce ferrea fa dissolvere ogni forma di stanchezza. Fotografie di rito e vestizione; chi le ha, si mette le protezioni e chi non le ha, indossa almeno la maglia con le maniche lunghe. Abbassata la sella, si parte per questo bel single track che solo in 2 occasioni (1 x i più temerari) ci obbliga a scendere dalle nostre MTB. Arrivati all’ Alpe Avrosio, usciamo dal sentiero ed pedaliamo verso il termine del bel prato da cui si può vedere l’ itinerario di discesa – asfalto verso Gola di Lago – e le montagne della Valsassina e Valtellina. Ritornati sui nostri passi, scendiamo verso il caseificio sottostante – attenzione capre sul sentiero solitamente sdraiate sulla linea di discesa e dove la visibilità e scarsa. Dopo averlo aggirato sulla destra, saliamo sulle biciclette e, facendo attenzione a eventuali mezzi in salita, raggiungiamo la zona di Gola di Lago. Svoltiamo a sx non nella primissima, ma nella seconda area di parcheggio e ci portiamo in fondo ad essa, in località Zalto. Qui davanti al muro di una casa, giriamo a sx e poi dopo pochi metri, scendiamo a ds lungo un sentiero a gradini che scorre dapprima tra le case e poi tra i prati. Scendiamo ancora passando in una valletta con fondo tecnico e raggiungiamo una steccionata, dove si apre un passaggio che ci consente di raggiungere una sterrata. Giriamo a sx in discesa e, dopo aver guadato un torrente, superiamo un tratto in salita abbastanza ripida. Spingiamo per pochi metri la bicicletta e ricominciamo a scendere verso il fondo valle, passando – educatamente – tra minuscoli ed incantati nuclei abitativi. Superiamo Sorè e Poilarolo e, all’unico bivio degno di tale nome, teniamo il sentiero in alto, seguendo – in questa occasione – le indicazioni per la capanna Ginestra. Scendiamo sempre in mezzo ai prati e nel bosco, superando due volte un corso d’ acqua – la prima volta bagaando le ruote mentra la seconda passiamo su un piccolo ponte di tronchi. Infine raggiungiamo una ampia sterrata sulla quale teniamo la sinistra, ricollegandoci alla strada asfaltata che sale a Bidogno. Noi andiamo diritti in discesa e, dopo un paio di chilometri, raggiungiamo le prime case di Tesserete e giunti allo stop in corrispondenza dell’ incrocio con via Carlo Battaglini, giriamo a sx in direzione Cagiallo. Dopo poco più di 500 metri, entriamo a dx nel paese e, quando alla nostra sinistra appare una chiesetta, giriamo a sx seguendo le indicazioni gialle del sentiero pedonale che ci indica la strada per Dino. Poco oltre dopo essere passati sotto in arco alla base di un bel edificio, ed aver percorso un breve tratto in discesa, in corrispondenza di una cappelletta votiva, ci immettiamo nel sentiero pedonale che, attraversato il torrente Cassarate, consente di raggiungere Dino e poi Sonvico, senza ritornare e risalire da Pregassona. Il sentiero si preannuncia dapprima molto entusiasmante, ma poi quando inizia a scendere verso il letto del torrente con tornanti sempre più stretti e fondo sempre più irregolare, siamo obbligati a spallare in discesa, le nostre bike e, dopo aver superato il ponte, a portarle anche lungo la breve ma ripida salita che conduce a Dino. A Dino non arriveremo, perché, dopo essere tornati in piano, arriviamo ad un trivio con paline Lugano Bike 66 e qui giriamo a sinistra in salita su asfalto. Nel frattempo il gruppo si è fermato per far rifornimento d’ acqua, Colgo l’ occasione per partire in avanscoperta e sincerarmi che la strada sia quella giusta. Avuta la conferma da una signora che passeggia con il cane, a mia volta, confermo la cosa - via telefono – al resto del gruppo, che in breve mi raggiunge. Faccio qualche fotografia ai componenti del gruppo mentre pedalano in salita e dopo averli avvisati di prendere a destra al temine della salita, mi trattengo con Daniele che si è fermato a sua volta, per sistemare lo zaino e per levare le protezioni ed alcuni indumenti “ pesanti” . Dopo qualche minuto, ripartiamo anche noi e raggiungiamo Sonvico dove gli altri ci stanno aspettando presso il campo sportivo, dove ieri, abbiamo parcheggiato le nostre auto. Così, da dove eravamo partiti il giorno prima, si conclude la nostra “ due giorni” sui monti di Lugano. Il bilancio è estremamente positivo sia dal punto di vista tecnico/ciclistico, da quello paesaggistico/ambientale e da quello dello spirito che ha permeato il gruppo. La serata e la notte passata in rifugio hanno dato una nota d’ intimità e la gentilezza dei gestori Tiziana e Alfredo e la “ perfezione” della Capanna, hanno completato al meglio la nostra permanenza in “ quota” . L’ unica nota stonata è che i due giorni sono passati in fretta; il grado di soddisfazione dei partecipanti e talmente alto che, già sulla strada del ritorno, ci si interroga su quando e dove organizzeremo la 2nda Epic Ride del gruppo GMPbike. Qualche idea: lo “Sfrosatour” che si sviluppa non lontano dai monti luganesi, parallelo ed in alcuni tratti sovrapposto alla Alta Via dei Monti Lariani nel tratto tra il Monte Bisbino e Sant’ Amate oppure un’ ltro tour a cavallo tra Svizzera ed Italia, questa volta all’ estremo del Canton Ticino (per un tratto nel Vallese) tra la Val Bedretto e la Val Formazza, in ambiente d’ alta montagna al cospetto dello Gries Gletcher e del Basodino. Chiaramente i suggerimenti e le proposte sono bene accetti. A presto, grazie e ciao a tucc. Massimo |
|||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||
