Non siamo nella steppa siberiana, ma
poco lontano da Milano e precisamente a Carugo, dove l'amico
Massimo unico presente all'escursione odierna ha scattato
queste bellissime foto del Parco della Brughiera Briantea.
Un grazie ancora al Massi per la sua grande passione e per i
magnifici scatti che ci regala sempre. Questa è l'ultima
escursione dell'anno dei GMPbike, ma siamo già proiettati ad
un 2011 pieno di nuovi itinerari e per questo oltre a
visualizzare le pagine Percorsi vi invitiamo a guardare
quella del Prossimamente.
Dopo
il record stagionale (per un pelo eravamo ancora in Autunno)
di presenze (18) registrato in occasione dell’ uscita
precedente, eccoci pronti per un’altra Domenica dalle
preannunciate temperature polari. Conoscendo la tempra delle
GMPgirls e dei GMPbiker ma anche la loro fede calcistica,
posso pensare che non sia stato il freddo a far desistere
una sparuta minoranza di loro, quanto i bagordi seguiti alla
conquista della Coppa
Intercontinentale di Club, vinta dall’Internazionale F.C. di
Milano. Quindi, mancanti all’appello gli interisti
per la ragione sopradescritta ed i milanisti per la
“carogna” che avevano dopo aver visto i cugini centrare la
“cinquina”, mi sono ritrovato solo con gli agnostici,
calcisticamente parlando, cioè io me medesimo e Rejo Agung,
che in Italia per il Capodanno indonesiano (un mese circa
prima di quello cristiano), ha colto l’occasione per
pedalare con noi del GMPbike, andando così ad affiancare
Dejan, Marin e Dimitry ed ampliando così la schiera degli
“stranieri” che militano nella nostra squadra, militante nel
campionato brianzolo amatori MTB. Certo a differenza di
Dejan, Marin e Dimitry che sono abitutati alla neve ed al
freddo, Rejo era un po’ meno a suo agio davanti alla distesa
bianca, che Domenica scorsa ammantava il paesaggio, ma
superato il primo attimo di smarrimento e indossato un paio
di pantaloni lunghi che avevo in auto (era arrivato credendo
che in Italia ci fosse in sole anche a Dicembre), Rejo ha
dimostrato insospettabili doti di pedalatore anche alle
nostre latitudini. Tornando alla nostra uscita, vi ricordo
che il “titolo” era “Parco della Brughiera Briantea – No
mud, no glory”. Anticipo che di mud ne abbiamo visto poco se
non nella sua forma più perniciosa: fango con solchi
profondi (anche 10-15cnn) gelato e coperto di neve,
difficilmente distinguibile ed altrettanto difficilmente
pedalabile. Quindi dopo le presentazioni e le verifiche del
caso (pressione gomme e check viveri, camere d’aria,
bombolette varie ...) siamo entrati immediatamente nel
Parco della Brughiera Briantea; dal piazzale del
Camposanto di
Carugo si tiene sulla dx il muro di cinta dello stesso e
si prosegue in leggera discesa per meno di 50 mt. Sulla sx
individuerete un sentiero – transennato all’inizio ed alla
fine -, buttatevi dentro e in fondo girate a dx. Vi
troverete su una ampia strada a fondo sterrato (attenzione
al transito veicolare); proseguite sino ad arrivare ad un
ampio spiazzo (parcheggio). Da questo punto, tra i più a est
del Parco, si diramano almeno 3 dei principali sentieri che
lo attraversano. Il 14 (che dopo Olgelasca diventa 15) che
percorre la Val di Brenna, il 16 “basso” che si sviluppa
lungo la riserva naturale della Fontana del Guercio ed il 16
“alto” che passa dalla Cascina Sant’Ambrogio. Decidiamo (o
meglio decido perchè Rejo non è mai stato da queste parti)
di percorrere il n. 14; superiamo il piccolo ponte sotto cui
scorre la roggia Borromeo e
saliamo a sx (il sentiero che si stacca a dx è il 16 “basso”
che percorreremo al ritorno) dirigendoci verso la fabbrica
del fango meglio e più correttamente conosciuta, come
Valle di Brenna. E’ ancora nei
ricordi di ogni GMPbiker (di quelli che c’erano) un’uscita
del 14 marzo corso dopo la quale abbiamo sottoscritto una
petizione popolare per cambiare il nome del Parco in ..
della palude briantea. Questa volta, complice la neve, del
fango nessun avvistamento; purtroppo il fango non si vede ma
c’è ed è ancor peggio. Proviamo a pedalare per un centinaio
di metri ma, e dopo aver visto la faccia di Rejo, decido
quasi subito di tornare indietro e di percorrere il sentiero
16 alto. Riguadagnata la sponda alta (a dx c’è una piccola
chiusa) giriamo a sx in salita verso la Cascina
Sant’Ambrogio, dove arriviamo dopo aver superato un “locale”
che sta provando un paio di ciaspole da lui apostrofate con
“chi robb chee”. Dopo una breve sosta nel nucleo della
Cascina dove è presente una bellissima Cappelletta
recentemente riaffrescata, oltrepassiamo una catena e
proseguiamo ”alti”, tenendo la Valle di Brenna alla nostra
sx. In fondo alla radura si scende e subito dopo si supera
un ponticello. Rejo pedala abbastanza agevolmente e sembra
molto sorpreso di riuscire a farlo su un fondo innevato.
Proseguiamo con qualche saliscendi lungo la traccia più
evidente ed in breve arriviamo a toccare l’asfalto,
all’altezza della Cascina Meroni.
Qui prendiamo a dx e seguiamo la strada asfaltata sino a
che, dopo una curva verso dx, si “apre” un prato, alla
nostra sinistra. Ci immettiamo nel prato e pedalando lungo
il margine del bosco, in poco tempo ci si trova all’inizio
di una discesa in una valletta. Percorrendola, ci troveremo
nella Val Sorda, sul sentiero
16 “basso” più o meno all’altezza della
Testa del Nan. Qui in piano,
costeggiando alla dx alcuni capannoni, si incrocia la strada
che scende da
Brenna (fate molta attenzione ai veicoli che provengono
da dx e, se siete in gruppo,mandate un compagno dall’altra
parte - dove la visibilità è maggiore – a regolare il vostro
attraversamento) Superato l’asfalto ci si immette su un
largo sentiero pianeggiante che prosegue per poco più di un
chilometro, percorso il quale il sentiero sale leggermente e
conduce ad un ponte sopra la ferrovia Monza - Oggiono –
Lecco. Giunti sul ponte ci prendiamo alcuni minuti per
riposarci un attimo: Ripartiamo a sx, pedalando con la
ferrovia alla nostra sx. Attraversiamo la strada in
corrispondenza di un passaggio livello e sempre con i binari
a sx ci addentriamo di nuovo in “fuoristrada”, percorrendo
l’evidente tracciato che in fondo piega a dx. Da qui, si
vede chiaramente il santuario di Rogoredo, verso il quale ci
dirigiamo idealmente. Usciti sull’asfalto, pieghiamo
decisamente a sx iniziando una breve salita. Arrivati in
cima giriamo a sx (attenzione al traffico veicolare) e ci
portiamo in breve in piano e dopo un centinaio di metri,
voltiamo a dx nell’ampia strada che porta a Verzago.
Attraversiamo l’abitato girando a sx allo stop e proseguendo
in discesa su asfalto. Tagliamo a metà il tornante e ci
immettiamo in una sterrata, tenendo la sx alla prima
deviazione e la dx alla seconda, dirigendoci così verso l’azienda
Agrituristica La Cascinazza. Giunti in prossimità del
bell’edificio, giriamo intorno all’edificio in senso orario
e, dopo poche decine di metri, giriamo a sx (ormai siamo nel
bosco); si prosegue nel bosco facendo un po’ di fatica per
la presenza della neve sopra un fondo non sempre regolare e,
dopo esserne usciti, alla prima diramazione si volta a dx ed
in breve si torna sull’asfalto, voltando a dx in via Molino.
Proseguiamo per meno di 50 metro , dove la strada curca a
dx, noi “buchiamo” la curva andando dritti, collegandoci
così al viale di cipressi che porta al cimitero di
Montorfano, prendendo la direzione opposta a quella del
Camposanto. Dalla faccia di Rejo capisco che non è
particolarmente contento di pedalare vicino alle tombe (mi
confesserà che la sua religione ha il massimo rispetto per
le anime defunte e che, l’aver fissato come punto di ritrovo
il Cimitero di Carugo, non è sicuramente di buon auspicio.
Velocemente percorriamo il viale delle Rimembranze e
raggiungiamo la strada che costeggia il lago. Giriamo a sx e
pochi metri dopo, prendiamo a dx, in direzione del Lido di
Montorfano dove giungiamo in breve. Siamo giunti a metà
del percorso da dove ripartiremo per il ritorno verso
Carugo; Rejo mi sembra abbastanza provato dai 15 chilometri
nella neve, ciò nonostante mi sprona a ripartire, forse
anche per non raffreddarsi ulteriormente. Questa volta non
ripercorreremo a ritroso l’itinerario di andata ma ne faremo
uno completamente diverso, che “ricalca” completamente il
sentiero ciclo-pedonale
Montorfano –
Meda, sempre ben segnalato . Tenendo (alla ns. sx) la
rete di recinzione del Golf Club, ci si porta “sopra” il
lago sino a raggiungere un punto in cui la recinzione si
stacca a sx dal sentiero in cui stiamo pedalando. Anche noi
giriamo a sx (cartelli Meda – Montorfano) e tenendo la
recinzione a sx iniziamo a salire su un tratto in cui le
radici affioranti e la presenza della neve, rendono
tecnicamente impegnativa la pedalata. Subito dopo essere
arrivati in “cima”, ci aspetta un breve tratto di discesa
abbastanza divertente ed un tratto abbastanza pianeggiante
alla fine del quale, decidiamo di fermarci in corrispondenza
di un’area pic-nic attrezzata con tavoli e panche. Con mia
enorme sorpresa, mentre io sto addentando una barretta
proteica, Rejo estrae dal suo zaino un contenitore con una
abbondante porzione di Nasi Goreng (piatto tradizionale
indonesiano a base di riso e verdure stufate e saltate in
padella) e inizia a mangiarlo. Poco dopo estrae dallo zaino
(modello Eta Beta) anche un thermos e mi offre una tazza di
te fumante, che accetto con piacere vista la temperatura.
Dopo questa breve pausa, ripartiamo piegando a sx (rispetto
alla nostra direzione d’arrivo) nel bosco ed in leggera
salita, in pochi minuti, ritorniamo sull’asfalto in
prossimità di
Capiago e proseguiamo per la frazione di
Castelletto. All’entrata
dell’abitato, prima di un bell’edificio di color mattone,
giriamo a sx ed individuiamo le onnipresenti indicazioni del
percorso Montorfano – Meda. Il tratto rettilineo che segue,
consente una facile pedalata e, dopo aver attraversato Via
Montorfano, arriviamo alla Cascina
Inghirollo. Tenendola a sx, prendiamo la strada che
parte a dx in leggera discesa, compiamo un arco verso destra
e poi giriamo verso sx. Percorsi alcuni metri giriamo ancora
a dx – su asfalto - in direzione Cascina Pelada e
raggiuntala, entriamo nel parcheggio e ne usciamo tenendo
sempre la destra. Rejo, complice lo spuntino, sembra aver
riacquistato le forze; pedaliamo velocemente nel bosco verso
la Cascina San Giuliano che
troviamo alla ns dx, non appena usciamo all’aperto. Un breve
tratto in discesa ed incrociamo la “via per Alzate”; qui
giriamo a sx e percorriamo poco meno di cento metri dopo di
che, in corrispondenza dell’immancabile segnavia, giriamo a
dx e ritorniamo in “fuoristrada”. A tratti costeggiando ed
in altri ci allontaniamo dal torrente
Robbia, sottopassiamo la linea ferroviaria
percorrendo un breve tunnel, dalla cui volta scendono delle
suggestive stalattiti di ghiaccio. Vista la sorpresa di Rejo
per l’assoluta novità (ma quando mai vedrà dei “candelotti”
di ghiaccio a Giava), ci prendiamo qualche minuto per
scattare alcune fotografie. Ripartiamo verso
Olgelasca, per quello che, pur
essendo un breve tratto (2-3 km), sarà uno dei più
impegnativi. Qui la traccia non sempre è evidente e qualche
attraversamento del torrente rallenta l’andatura già
discretamente difficoltosa a causa dei numerosi solchi
ghiacciati che movimentano il fondo. E’ quindi con grande
gioia che arriviamo in vista della
Chiesetta di Sant’Adriano, che ci conferma che stiamo
giungendo ad Olgelasca. Dico
(mentendo un po’) a Rejo che siamo quasi arrivati. All’unico
semaforo del paese, giriamo a sx in direzione di
Brenna. Un po’ di asfalto fa bene alla ns. schiena ed in
breve scendiamo e risaliamo sull’altro versante della valle.
In cima giriamo a dx e poi a sx e poi ancor a dx seguendo il
flusso del poco traffico veicolare presente. A metà del
breve rettilineo, prima che, dopo un tornante la strada
inizi a scendere, noi ci immettiamo a dx dirigendoci verso
Pozzolo, ricongiungendoci,
all’altezza della Cascina Moroni,
ad un tratto già percorso all’andata. Arrivati di fronte
alla Cascina Moroni, stando
sull’asfalto, giriamo infatti a sx, e seguiamo la strada che
curva a dx e poi, in discesa ci porta all’entrata nord della
Riserva del Guercio. Qui entriamo a dx su un sentiero,
dapprima stretto e poi, via via, sempre più largo che
passando tra i tipici fontanili (coperti dalla neve o
gelati) ci riporta in pochissimo tempo al ponticello sulla
roggia Borromeo. Giriamo a sx e poi, seguendo l’ampia
sterrata dopo un centinaio di metri, in corrispondenza della
catena che abbiamo già oltrepassato in discesa, questa volta
ci immettiamo a sx in salita in una valletta percorrendola
sino all’altra catena, che eviteremo passando alla sua
destra. Tornati sull’asfalto, giriamo a dx e in pochi metri
raggiungiamo il parcheggio del Camposanto di Carugo, da dove
siamo partiti circa 3 ore fa, anche ma soddisfatti di
avercela fatta anche questa volta. Bilancio dell’uscita
decisamente positivo; il fondo e le condizioni climatiche
non ci hanno fatto desistere dal prender ela nostra MTB ed
alla fine del percorso ne siamo più che mai convinti. Grande
avvenimento la presenza di Rejo che, dopo aver tentato
alcune volte, questa Domenica ce l’ha fatta ed è entrato a
far parte dei GMPbiker. Anche se so che sarà molto difficile
che possa ripetersi, ti aspettiamo per pedalare ancora
insieme. Concludo, facendo i complimenti a nome del gruppo
GMPbike, alle persone/associazioni che ne sono responsabili
del tracciato e delle segnalazioni poste lungo il sentiero
ciclopedonale Meda- Montorfano; si tratta di un rarissimo
esempio italiano di cosa ben fatta, nel mondo dei percorsi
ciclabili. Bravi il movimento ciclistico ha bisogno di
persone come voi. Bene spero che le indicazioni contenute
nella presente relazione, al netto di tutte le quisquiglie
che ho scritto, vi consentano di percorrere l’itinerario
descritto con la stessa soddisfazione che abbiamo avuto io e
Rejo. Buona pedalata a tutti. |