Della
Traversata del Triangolo Lariano ne avevo sentito parlare,
quando (sino allo scorso maggio) non andavo in MTB. I
racconti degli amici che l'avevano fatta o che la stavano
programmando, avevano creato in me una aspettativa che oggi,
dopo averla compiuta, è stata del tutto confermata se non
addirittura superata. Complice il fatto che il tratto
Brunate - M. te Ponciv/Alpe di Terra Biotta l'avevo fatto in
diverse occasioni e fatto salvo il Bosco dei Faggi, il
tratto che più mi ha entusiasmato del giro odierno, è stato
senz'altro quello della discesa. Ma procediamo sull'asse
temporale. Sono le 5:55 quando salgo sul treno che ci
porterà a Como. Già dalla piattaforma, vedo Enrico sulla
carrozza porta biciclette, in questo caso parte del
locomotore. Qualche attimo per i saluti e per la
sistemazione della bicicletta (figurarsi se le appendiamo ai
ganci, si rovina l'equilibrio psico/fisico della ruota
anteriore) e già siamo a Lissone, dove sale Alberto, terzo
ed ultimo membro della spedizione ferroviaria. Severo, il
quarto componente del gruppo che oggi si confronterà con la
Traversata del Triangolo Lariano, lo troveremo a Como che ha
raggiunto in auto. In perfetto orario, arriviamo alla
stazione di Como e pedalando in una città deserta, arriviamo
alla partenza della Funicolare Como - Brunate. Giusto il
tempo per fare i biglietti, ed ecco che Severo fa la sua
comparsa a bordo della amata FRW. Saliamo in carrozza e,
dopo 7 minuti, siamo a Brunate. Dopo aver avuto la certezza
che nessun bar di Brunate fosse aperto a quell'ora, iniziamo
a pedalare in salita. Con un buon ritmo impresso dai vari
componenti del gruppo, raggiungiamo prima il Foro Voltiano e
poi San Maurizio dove, alla fine del parcheggio, inizia la
Strada delle Baite ovvero il sentiero n.1 della Dorsale del
Triangolo Lariano. Qui, salutiamo l'asfalto che, fatto salvo
l'attraversamento della strada alla Colma di Sormano,
rivedremo dopo 39 chilometri. Iniziamo a pedalare nel bosco
lasciando subito alle nostre spalle il rifugio CAO, e
proseguiamo su fondo che alterna, sterrato, ciottoli e
qualche rampa cementata. Superiamo la Capanna Bondella ed
arriviamo al RIf. Fabrizio che troviamo aperto. Ci fermiamo
per la pausa caffè: grazie Alberto. Subito prima di giungere
al Rif. Fabrizio, ricevo una telefonata. E' Marco Fox che
vuole "esserci vicino e sapere come sta andando". Impegni
familiari l'hanno tenuto a Monza. Non sarà l'unico contatto
telefonico odierno con i GMPbiker che per vari motivi non
hanno potuto essere dei nostri; Pier con un SMS e una
telefonata e Gianfranco, ci contatteranno per avere notizie
su come procede il nostro giro. Dopo la pausa caffè, si
riparte affrontando una ripida rampa cementata che consente
di scollegare, portandosi sull'altro versante del Pizzo Tre
Termini, da dove si pedala con saliscendi sino alla
bocchetta di Molina. In questo tratto cambia il panorama che
adesso spazia sulla catena alpina dove il massiccio del Rosa
si distingue per imponenza. Molto bella anche la vista sul
ramo di Como e sulle montagne della linea confinale. Dopo
aver cambiato ancora affaccio, in discesa raggiungiamo la
Bocchetta di Molina. Qui, non "perdendo" il sentiero,
proseguiamo sulla sinistra (verso monte) e superata, giù
dalla sella, qualche roccetta, iniziamo a pedalare in piano
dirigendoci verso il "sentiero dei Faggi". Questo tratto ha
sempre un gran fascino e dal punto di vista ciclistico è una
delle cose che mi piacciono maggiormente. Ci facciamo
"prendere" dalla unicità della situazione (sono le 7:30 e
quindi c'è buona probabilità che nessuno venga nell'altro
senso, peraltro la visibilità è buona su quasi tutto il
tratto) e lo facciamo abbastanza " a manetta". Poco prima
della Bocchetta di Lemma e quindi della fine del tratto nel
Bosco dei Faggi ci ricompattiamo e ci scambiamo le
sensazioni sul tratto appena percorso. Tutti d'accordo sulla
particolarità e la bellezza del luogo, un pò meno sulla
opportunità di farlo a manetta (la costa su cui si sviluppa
l'itinerario non è particolarmente larga e soprattutto, è un
po' strapiombante). Enrico, considerando le
controindicazioni, enuncia in modo sintetico il manifesto
programmatico della fazione "young but wise" del gruppo
GMPbike: "E' meglio avere la certezza di poterlo raccontare
che la probabilità di potersene vantare". Facendo tesoro
delle parole di Enrico/Milarepa, ripartiamo verso la
bocchetta di Palanzo, che conquistiamo dopo aver superato le
simpatiche rampe a fondo cementato, dalla pendenza superiore
al 20%. In questo tratto, incontriamo parecchi escursionisti
che stanno percorrendo la Dorsale nel nostro senso di
marcia. In terreno aperto io ed Alberto giungiamo al Rif.
Riella, ricompattandoci con Enrico. Severo, non volendosi
raffreddare i muscoli ha proseguito; lo troveremo intento a
prendere il sole sui prati intorno al Cippo Merelli. Dal
Cippo Merelli, ripartiamo tutti insieme e superata la
Bocchetta di Caglio ci apprestiamo all'ultima fatica (fondo
da affrontare con la giusta sensibilità) prima della discesa
verso la Colma di Sormano. Ormai i due maestosi alberi che
contraddistinguono la Braga di Cavallo sono in vista: ci
passiamo in mezzo e, dopo pochi metri, prendiamo il sentiero
a fondo cementato che scende a dx. Facendo attenzione alle
canaline di scolo (poste perpendicolarmente al ns. senso di
marcia) e ancor più a coloro che provengono in senso
opposto, raggiungiamo la Colma di Sormano, dove sembra si
siano dati appuntamento tutti i ciclisti della Lombardia (90%
BdC / 7% MTB /
2% Hybrid /
1% Skiroll). Nei pressi della
Capanna Stoppani/Ristorante La Colma, sI fa fatica a trovare
un posto libero, dove appoggiare la bicicletta. In
pellegrinaggio para-religioso, andiamo in visita al "Muro di
Sormano", secondo, in termini di popolarità, solo a quello
del Pianto con il quale ha in comune il fatto che si piange
a farlo. A bordo delle nostre MTB, scendiamo il tratto
finale del muro, sul cui asfalto è riassunto a chiare
lettere e numeri, lo sforzo che motiva chi l'ha fatto nonché
funge da avvertimento per coloro che lo vorrebbero fare:
Pendenza min 5% Pendenza media 17% Pendenza max 25% Prima di
ripartire, è il tempo per le foto di rito che ritraggono i
componenti del nostro gruppo in un "falso storico": li
raffigurano mentre percorrono solamente gli ultimi metri del
"muro". Poi diranno …" te vist che ghe lu fada a fa el mur
de Surman" (da leggere con le dieresi) Nulla di nuovo nel
mondo dello sport. Facciamo rifornimento d'acqua e partiamo
tutti insieme per l'ultimo tratto in salita; destinazione
Alpe di Terra Biotta. Pedaliamo sul bel sentiero che parte
sul lato dx del Ristorante La Colma (barra iniziale con
cartello di senso vietato), entrando nel bosco. Rimanendo
all'ombra e facendo attenzione ai numerosi escursionisti che
salgono al San Primo e agli alpeggi più vicini, giungiamo
prima alla Colma del Bosco e poi su terreni aperti all'Alpe
Spessola. Adesso ci aspetta il tratto più impegnativo
(niente di particolarmente difficile) di questa parte del
percorso; i tornanti (3 di numero, mica lo Stelvio) che ci
separano dall'Alpe di Terra Biotta. Con la giusta
concentrazione riusciamo a farli in sella e giungiamo alle
stalle dell'Alpe, dove il vento che ci aveva investito
all'Alpe Spessola, si fa decisamente più forte. Alle Stalle
di Terra Biotta, segnalo la presenza di un cartello con un
altimetria errata: segna 1.536 mentre ci si trova intorno ai
1.400 mt slm come qualcuno ha indicato con un pennarello. La
differenza di quota indicata, non ha importanza in
condizioni di buona visibilità, mentre potrebbe indurre in
errore gli escursionisti/biker in condizioni atmosferiche di
scarsa visibilità Ormai ci manca veramente poco, con il
rapporto più leggero ripartiamo e giungiamo finalmente sui
pendii meridionali del M.te Ponciv (ripetitori e arrivo di
un impianto sciistico) Il vento si è talmente rinforzato che
ci costringe a stenderci sull'erba e a "sdraiare" anche le
mtb. Anche qui, foto di rito con alle spalle tra i più bei
panorami (catena Alpina Centrale, Orobie, Prealpi Lombarde,
Pianura Padana) che si possano ammirare con modesto impegno
fisico. Ci si ritrae in varie pose; chi correndo, chi
alzando la bicicletta al cielo, chi semplicemente mangiando.
Dopo la foto di gruppo (con il rischio che il vento facesse
volar via un escursionista gentilmente prestatosi a farci da
fotografo), ripartiamo per la discesa, pezzo forte della
Traversata; una "downhill" - nel senso della traduzione
letterale e non nell'accezione ciclistica - di più di 1.200
metri dai 1.458, dell'Alpe di Terra Biotta sino al centro di
Bellagio a 221 mt s.l.m., su terreni e fondi diversi che
richiedono una guida attenta e qualche capacità tecnica.
Niente di particolarmente difficile (chi non se la sente può
sempre scendere dalla sella) che, affrontato con la
necessaria attenzione, è superabile da biker mediamente
esperti. Se siete tra i fortunati che possono scegliere tra
front o full, portatevi la seconda. Se invece non potete
scegliere (come me) e/o siete profondamente fedeli alla
vostra front (come me), fatela con la front. Il nostro amico
Severo, l'ha fatta con una front (eravamo pari, 2 front e 2
full) e pure con un solo pattino del freno posteriore:
grande. La discesa inizia con un sigle track abbastanza
"scavato" e con qualche pietra sul fondo. Ci portiamo in
terreno aperto su un ripido prato dove, dopo aver abbassato
la sella, esserci spostati sulla ruota posteriore, aver
controllato l'allacciatura del casco (ed avere alzato il
volume dell'iPod per non sentire lo strazio dei freni…
scherzo), scendiamo mantenendo sempre una progressione
costante e facendo attenzione alle numerose pietre
affioranti, presenti in questo tratto. Giunti al termine di
questo tratto, ci immettiamo in un sentiero inizialmente
pianeggiante ed abbastanza ampio. Poco dopo, giungiamo in
località San Primo nella zona degli impianti sciistici;
oltrepassiamo una recinzione elettrificata a bassa tensione
e, su asfalto, ci portiamo sul piazzale del parcheggio di
San Primo. Qui, prima di entrare nella zona adibita a
parcheggio, io e Severo voltiamo a sx verso la Colonia
Bonomelli, in direzione della Capanna Martina; preso da
ripensamento, torno indietro per segnalare agli altri
compagni la strada da prendere, giusto in tempo per chiamare
Alberto che stava andando nella direzione opposta. Enrico
giunge subito dopo ed insieme superiamo il parcheggio
(sterrato) ed un portale che da accesso ad un'ampia strada
nel bosco. Giungiamo all'altezza della deviazione per la
Capanna Martina da dove peraltro partono anche altri due
sentieri. Pur seguendo la traccia pre-caricata sul GPS,
prendo la direzione sbagliata. Poco dopo me ne accordo e
torniamo tutti indietro. Questa volta, invito i compagni a
star fermi sino a che no avrò individuato il percorso
"giusto" Prendendo il sentiero più a destra scendo nel prato
tenendo una costruzione di pietra alla mia sx sempre sulla
sinistra localizzo la traccia. Chiamo i compagni che mi
raggiungono e dopo pochi metri (ed essere andato ancora
"fuori rotta"), finalmente prendiamo il sentiero n. 1 che si
stacca poco evidente alla ns destra. Il tratto che ci
apprestiamo a scendere è tra i più belli (è veramente
difficile dire quale lo sia maggiormente); single track nel
bosco, tecnico il giusto e mai pericoloso. Per apprezzare
al meglio questo tratto è da fare sui pedali, tenendo una
velocità moderata e sfruttando le proprie doti di
equilibrio: bello. Ci ritroviamo tutti e 4 alla fine del
tratto nel bosco e Severo constata la perdita di un pattino
del freno posteriore. Non avendo il ricambio, ripartiamo
invitandolo a " mettersi la maglia di lana, a non parlare
con gli sconosciuti e soprattutto a non andare troppo forte
in discesa" In breve, si giunge all'Alpe Paum; su fondo a
volte sterrato e a volte asfaltato, arriviamo in discesa a
Rovenza. Qui, preso dalla foga della discesa e non avendo
zoomato la mappa sul visore del mio GPS, "porto in giro" i
mie compagni per 100 mt, prima di accorgermi che la traccia
andava da un'altra parte. Poco male, cento metri più
indietro, in prossimità di una fontana/lavatoio e di alcune
paline indicatrici Bellagio (nell'altro senso non si
vedevano molto) localizzo il percorso, ci infiliamo tra le
case e con alcuni strappi in salita ma prevalentemente in
discesa, arriviamo a Brogno. Giunti sull'asfalto, giriamo a
sx e raggiungiamo in mezzo ai prati, una Capelletta dedicata
alla Madonna. Facciamo una breve sosta per adeguarci, in
termini di abbigliamento, al clima che nel frattempo è
diventato decisamente caldo e ripartiamo pedalando lungo un
prato dove pascolano alcune belle mucche pezzate. Entriamo
nel bosco seguendo le indicazioni "Mulattiera per Bellagio".
Solitamente non apprezzo particolarmente la dicitura
Mulattiera, in quanto foriera di percorsi particolarmente
"impestati" (excuse my French) e scarsamente pedalabili. Nel
caso di quella che porta ai Mulini del Perlo, ho dovuto
ricredermi. Penso che sia un esempio tra i più belli del suo
genere, tra i tracciati da "mountain" da me provati (è meno
di un anno che vado). Si è ancora nel sottobosco, l'ambiente
è fresco, il sentiero è abbastanza largo e al tempo stesso
le sponde ti tengono dentro in caso di malaugurati traversi,
il fondo gradinato (meglio il lato esterno nelle curve)
impegna il biker e lo costringe a rimanere concentrato " il
giusto", sulla guida: molto bello. Alla fine di questo
tratto giungiamo ai Mulini del Perlo, ormai in prossimità
del lago. Dopo aver ricompattato il gruppo e confermato ad
alcuni biker ticinesi, che ci trovavamo effettivamente ai
Mulini del Perlo, prendiamo l'omonima via, che dapprima a
fondo sterrato e poi su asfalto, si snoda tra muretti in
pietra e dalla quale si godono bellissimi affacci sul lago e
sulla dorsale dei monti Galbiga, Tremezzo e Crocione. Mentre
sto scendendo ricevo una telefonata: è Gianfranco che vuole
notizie sullo svolgimento della Traversata. Lo aggiorno e
riparto. Quando scendo sulla SS Lariana, trovo i mie tre
compagni che mi aspettano. Prendiamo a destra ed in breve
raggiungiamo Bellagio dove, in attesa di prendere il "ferry"
per Varenna, ci concediamo una meritata sosta. Prima di
gratificarci con cappuccino e torta o con una Panascè,
salutiamo il nostro compagno d'avventure Severo che, non
sazio dei 39km e dei 1.300 metri di dislivello fatti sino a
quel momento, se ne torna a Como lungo la S.S. Lariana,
incrementando l'exploit sportivo di 33 km ed altri 300 mt di
dislivello: bravo. La pausa ai tavolini del Bar Rossi di
Bellagio (locale storico di grande fascino e dalla buona
pasticceria) è l'occasione per programmare altre uscite in
gruppo, suggerite anche dalla evidente presenza del M.te
Crocione di Tremzzo che si staglia proprio di fronte a noi.
"Spariamo" qualche possibile meta dell'Alto Lario/Svizzera
(San Jorio, San Lucio, ..) e ci avviamo all'imbarcadero.
Foto di rito sul lungolago e poi imbarco. Arriviamo a
Varenna dopo 10 minuti di navigazione su un lago leggermente
increspato dal vento che peraltro ha pulito il cielo e le
creste montuose. Completiamo la giornata con gli ultimi
colpi di pedale e risalendo una scaletta attraverso la quale
raggiungiamo al stazione di Varenna/Perledo. Saliamo sul
treno assaltato da molti cicloturisti e in poco più di
mezz'ora arriviamo a Monza. Giornata di grande soddisfazione
ciclistica ed ambientale Bell'itinerario impegnativo e ricco
di soddisfazioni atletiche che si sviluppa sulla dorsale del
Triangolo Lariano che regala panorami spettacolari. Bei
sentieri con fondo sempre bel pedalabile (in salita), salite
impegnative il giusto, "sentiero dei faggi" e discesa su
Bellagio entusiasmanti. Un ringraziamento ad Alberto, Enrico
e Severo, validi compagni di "traversata". Chiunque fosse
interessato ad avere ulteriori informazioni su questo ed gli
altri itinerari pubblicati sul ns. sito può contattaci via
e-mail all'indirizzo: info.gmpbike@gmail.com Alla
prossima, con GMPbike. |