Percorsi
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| Piacevole Domenica di marzo, passata in
compagnia degli amici GMPbike, … coprendoci di una miscela
composta da materiale finemente disperso e da una quantità
relativamente piccola di liquido, derivata principalmente,
ma non necessariamente, da sedimentazione. La miscela
sopracitata altro non è che fango o meglio, una delle
definizione del fango, offerta dai dizionari della lingua
italiana. Proprio così; non avendo ancora inventato percorsi
di MTB su parquet, marmo di Carrara, listone Giordano,
moquette, linoleum ed altri prodotti per pavimentazione,
domenica abbiamo fatto proprio un bel pieno di fango. Provo
a fare la cronaca della giornata. Ci troviamo in piazza a Lissone,
dove c'è già Pier ad
aspettarci. In ordine di apparizione arrivano: io (Massimo), Alessandro, Max,
Enrico e Roby.
Anche Dino fa
un fugace apparizione ma sparirà subito prima della
partenza, per recuperare il suo amico Egidio che
ha problemi nel localizzarci. Partiamo pochi minuti dopo le
8:00 e, attraverso il tradizionale percorso "per campi",
raggiungiamo
Macherio. Qui, nei pressi del
distributore di una nota compagnia petrolifera il cui nome
inizia per E e finisce per sso, ci attendono
Walter, Livio, Rino, Chris e Gianfranco con
la sua nuova Canyon. Qualche rapida battuta e si
riparte in direzione Albiate dove,
al
Santuario di San Fermo, ci aspettano Riccardo, Dino ed Egidio.
Benvenuto nel gruppo GMPbike. In fila indiana, proseguiamo
lungo la provinciale, a quell'ora, frequentatissima da
ciclisti (stradisti in maggioranza), superiamo Carate
Brianza e, al semaforo, giriamo a destra in
salita verso Verano
Brianza, raggiungendo Giussano dopo
pochi minuti. Attraversiamo il paese e ci fermiamo per la
sosta caffè. Non essendo entrato nel bar, non so chi abbia
pagato e quindi grazie all'amico, a me ignoto, che ha pagato
il caffè. Ripartiamo dopo aver scambiato qualche battuta con
alcune "locali" dallo spiccato "sense of humour" e ci
portiamo verso Arosio,
percorrendo il lungo rettilineo composto da via Alberto da
Giussano e via Santa Maria Maddalena. Giunti all'incrocio
con la Strada provinciale SP
32 Novedratese , giriamo a sinistra e,
dopo circa mezzo chilometro, la lasciamo entrando a destra
nel piazzale antistante il camposanto. Qui ci aspetta Claudio e
subito prima di lasciare l'asfalto, troviamo Marco
"Fox" che ci aspetta li vicino. Siamo al
completo, 16 partecipanti. Non è un record (da quando pedalo
con GMP - 6 mesi - mi ricordo un 26, Marco Fox in seguito mi
informerà che lui, "vecchia volpe" GMP, si ricorda di una
gita a cui hanno partecipato un numero ben superiore di
biker, alcuni dei quali venuti da Marte, di colore
verdastro, che andavano di bestia in salita. Ndr. il primo
caffè della giornata, non berlo corretto grappa), ma
sicuramente un buon risultato, se pensiamo che la domenica
precedente, a Montevecchia, eravamo in 8. Mettiamo le ruote
sulla terra e via. Entriamo nella Riserva
Naturale della Fontana del Guercio mantenendoci
"in basso"; subito dopo aver superato l'ampio parcheggio
sulla destra, ci immettiamo nel folto bosco girando a dx
lungo il sentiero n. 16 che, in alcuni tratti, corre vicino
la Roggia Borromeo
che alimenta i numerosi fontanili presenti nella zona.
Proseguiamo nel bel bosco tra olmi, noccioli e frassini e,
su fondo sempre pedalabile, raggiungiamo e superiamo una
sbarra e ci immettiamo nella parte bassa della valle Solda.
Con attenzione, attraversiamo la strada che scende da
Brenna, compattiamo il gruppo e ci
immettiamo nell'evidente sentiero di fronte a noi. Dopo
pochi metri, Marco Fox, deve fronteggiare la foratura del
suo pneumatico anteriore. In pochi minuti, dottor Max,
primario del reparto Pnemautologia della Clinica GMP, ripara
il tutto ed insieme a Marco Fox, Rino e Pier raggiunge il
gruppo che, nell'attesa, si è fermato sul ponte che passa
sopra la linea ferroviaria Como-Molteno-Lecco. Dopo che Pier
ha singolarmente immortalato i partecipanti, ripartiamo
costeggiando (alla nostra sinistra) i binari, attraversiamo
la strada all'altezza del passaggio a livello e sempre
tenendo la ferrovia alla nostra sinistra, ci immettiamo
sullo sterrato in leggera discesa,piegando poi verso destra
in direzione del
Santuario di Rogoredo che vediamo (e lasciamo)
alla ns. destra. In questo tratto l'amico Egidio riceve
una telefonata ed è costretto a tornare verso casa. Ci
vediamo alla prossima e congratulazioni per esserci stato
"attaccato" con un mezzo (city bike) non sempre ideale per
il fondo del nostro itinerario odierno. Il gruppo prosegue;
tocchiamo l'asfalto e voltiamo a sinistra in salita, sino a
raggiungere un incrocio dove giriamo a sinistra sulla
Strada Provinciale SP38 che, in quel
tratto, è dedicata a Papa Giovanni XXIII. Appena giunti in
piano, proseguiamo per meno 100 mt. e giriamo a destra
immettendoci in via Risorgimento. Proseguiamo verso
l'abitato di Verzago che
attraversiamo, prendendo in discesa via dei Platani.
"Buchiamo" il tornante e per largo sterrato, evitando
deviazioni, arriviamo all'Azienda
Agrituristica La Cascinazza. Superato
l'edificio centrale, al bivio voltiamo a destra costeggiando
l'edificio e poco più avanti ci immettiamo nel sentiero che
va a sinistra. Rimaniamo tra gli alberi per 100 metri e poi
all'aperto (tenendo la destra), ci rimettiamo su asfalto in
via Molino. La percorriamo per poche decine di metri e,
quando la strada gira verso destra, in corrispondenza di uno
slargo, prendiamo a sinistra e scendendo per pochi metri,
giungiamo sul viale piantumato a cipressi che da accesso al
cimitero. Qui giriamo a sinistra e alla fine del viale (lato
opposto a quello del camposanto), ci troviamo di fronte al lago
di Montorfano. Giriamo a sinistra e tenendo la
destra, dopo pochi metri, entriamo nella strada che porta
al Lido ed in breve lo raggiungiamo. E' il momento della
"pausa banana" e della foto ufficiale, che viene scattata da
un gentile passante. E' anche l'occasione per prendere una
decisione circa il proseguimento del ns. percorso che
prevedeva, il "concatenamento" con il Lago di Alserio. Pur
dispiaciuti, siamo unanimi nel ritenere pressoché
impossibile, raggiungere il lago di Alserio e al tempo
stesso rispettare l'orario previsto per il ritorno.
Decidiamo così di completare il periplo del lago di
Montorfano e di iniziare l'itinerario di ritorno. Partiamo
dopo esserci divisi in due gruppi; il primo, di cui fanno
parte Pier, Rino, Max, Livio e Dino, raggiungerà Lissone
prevalentemente su asfalto. Il gruppo dei restanti biker
invece ritornerà verso casa attraversando la parte "alta"
del Parco della Brughiera Briantea. Costeggiando le sponde
del lago di Montorfano, ci portiamo sulla sua riva
settentrionale e dapprima per via Como e poi su via Brianza,
raggiungiamo la SP Briantea girando a destra e proseguiamo
per 3 chilometri, sino all'abitato di
Alzate Brianza. Qui, in corrispondenza
di una rotonda posta prima dell'unico semaforo del paese,
giriamo a destra in via Giovanni XXIII, sulla quale
procediamo sino ad incontrare sulla sinistra, via del
Lavatoio. La prendiamo e, tenendo la destra alla rotonda
successiva, raggiungiamo il Santuario
di Rogoredo; mi fermo per filmare i compagni ed
in breve ci portiamo al passaggio a livello della linea
Lecco - Molteno - Como, superandone i binari e fermandoci
subito nella strada a destra. Qui diamo il via ad un breve
conciliabolo per decidere se ritornare per l'itinerario di
andata ovvero prendere quello che corre parallelo e che poi
porta alla Cascina
Sant'Ambrogio, percorrendo il "sentiero
alto" del
Parco della Brughiera Briantea. Convinco Roby
(gli altri erano agnostici o desiderosi di sporcarsi) che la
strada del paradiso - dei MTBiker - è lastricata di fango e
partiamo. Per pochi metri, pedaliamo a fianco della
massicciata; raggiunta una sbarra di ferro (solitamente
chiusa), giriamo a sinistra immettendoci in una larga strada
sterrata. Già dai primissimi metri ci accorgiamo che sarà
molto difficile non sporcarci e che quindi (a meno di altri
peccati mortali tipo, acquisto di bici da corsa e/o utilizzo
di mezzi meccanici per superare dislivelli in salita, …), il
paradiso è alla nostra portata. Il fondo è reso ancora meno
praticabile dai profondi solchi, lasciati dai mezzi
movimento-terra utilizzati in un "cantiere" poco lontano. A
questo proposito, sottolineo che nei giorni feriali, la
presenza dei mezzi, potrebbe rendere ulteriormente difficile
il passaggio in questo tratto. L'alternativa può essere,
ripercorrere (come suggerito da Roby) l'itinerario di andata
ovvero costeggiare il torrente tenendolo alla vostra destra,
ricongiungendosi al sentiero dove finisce l'area interessata
dal cantiere. Proseguiamo, pedalando con un po' di fatica ma
senza perdere il buonumore e, dopo poco meno di 500 metri,
siamo ripagati dal fondo che ritorna alle sue normali
(normalmente fangoso) condizioni. Mentre filmo i componenti
del gruppo che passano, ho anche il tempo di fare un piccolo
sondaggio; provocatoriamente, mentre passano, pongo ad
ognuno di loro la seguente domanda: troppo o troppo poco?
(nel senso di fango) La risposta che ottengo dalla maggior
parte di loro è: "una cosa giusta" e ciò mi tranquillizza.
Risalgo sulla mia MTB e, poco dopo, trovo alcuni componenti
del gruppo che si apprestano ad effettuare il primo guado
della giornata (in totale, saranno 4). Con grande
divertimento superiamo il guado (grazie anche ai consigli
dei compagni che ci hanno preceduto) rimanendo in sella e,
sempre pedalando, superiamo il breve strappo che ci porta a
toccare l'asfalto della strada che sale verso Olgelasca,
dove ci aspettano le avanguardie. Attraversiamo e ci
ributtiamo nell'evidente sentiero (paline segnalatrici). In
discesa su sterrato e, con una bella "esse", guadagniamo il
fondo della valletta e proseguiamo nella brughiera briantea
con destinazione Cascina
Sant'Ambrogio. In questo tratto, il fango è
sempre presente ma si alterna con delle simpatiche ed ampie
pozze riempite di acqua piovana. Ma noi, impavidi
proseguiamo e "raddoppiamo" nell'attraversamento dei guadi;
un ultimo strappo ed eccoci alla fine dello sterrato: sotto
le spesse incrostazioni ci sono 10 MTB sopra le quali ci
sono 10 biker. Vogliamo una foto. Non c'è nessuno nei
dintorni e quindi, come cavalletto (tra i più costosi in
commercio) per l'autoscatto, usiamo la sella della
Cannondale Scalpel
di Roby, per l'occasione amorevolmente appoggiata ad un palo
di ferro. Scattiamo un paio di foto e poi, via verso casa.
Marco Fox e Claudio ci lasciano quasi subito; a ranghi
ridotti, passiamo sotto la Novedratese, attraversiamo
Arosio (via Diaz, via Sirtori, via Roma e via
Garibaldi) e alla rotonda giriamo a sx su via Verdi,
dirigendoci verso
Giussano. Subito dopo Roby mi avvisa
(gridando per sovrastare il volume del mio iPod) che
Alessandro ha forato la gomma posteriore. Ritorniamo
indietro e lo troviamo intento a "bombolettare" la ruota.
Purtroppo il pneumatico rimane sgonfio e quindi ribaltiamo
il mezzo e ci apprestiamo a smontare la ruota. Rapidi,
identifichiamo la causa (spina di più di un centimetro che è
penetrata nel battistrada e che fa ancora bella mostra di
se, nel lato interno del copertone), la rimuoviamo,
sostituiamo la camera d'aria e ripartiamo, non senza prima
esserci contati: siamo in 4. Prima di iniziare la
riparazione, Walter, Riccardo, Chris e Gianfranco ci avevano
salutato perché (è già tardi) attesi a casa per il pranzo
domenicale. Ripartiamo su via Verdi che, tratto dopo tratto,
prende nomi diversi (dopo via Verdi, diventa via Toti, via
Battisti e via Garibaldi - di Giussano, quella prima era di
Arosio) e facendo un "bel contromano" (sul marciapiede,
deserto a quell'ora di Domenica) sbuchiamo in una prima
piazza, giriamo a destra e ci troviamo in Piazza Roma.
Usciamo dalla piazza a sinistra prendendo, prima via Umberto
I e poi via Piola che ci porta ad incontrare la
Strada Provinciale SP9
. La attraversiamo e, ripercorrendo
l'itinerario di andata, superiamo
Verano Brianza e, alla fine della
discesa che porta a
Carate Brianza, voltiamo a sinistra e
ci immettiamo sulla SP in direzione Monza. Qui in prossimità
di un distributore, ci fermiamo per l'ultimo check tra i
componenti del gruppo. Arriva Roby ma manca Alessandro che
ci raggiunge subito dopo (aveva seguito le indicazioni Monza
che però portavano sulla SS36 dello Stelvio e dello Spluga,
comunemente chiamata Valassina; un percorso non proprio
ciclabile). Qui, tutti d'accordo, "rompiamo le righe" ci
salutiamo e ci dirigiamo verso casa ognuno al proprio passo;
io la raggiungo alle 13.35 dopo più di 5 ore di pedalata.
Bilancio Bella gita alla portata di molti, fattibile con MTB anche "entry level". Sviluppo complessivo di circa 65 km con dislivello contenuto e buon bilanciamento tra asfalto (trasferimento) e off-road. Temperature (ottimali) tra i 6° e 18°, che ci hanno fatto venire la voglia di primavera. Evidenzio una considerazione scaturita in uno scambio di opinioni avuto con Enrico: il parco mezzi dei componenti del gruppo GMP si sta svecchiando e/o migliorando, segno evidente della sempre crescente voglia di affrontare le prossime gite con la giusta preparazione e con mezzi adatti. Concludo con i ringraziamenti ed i saluti: ciao a tucc e alla prossima. |
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