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24 Gennaio 2010Con Massimo ai Piani di Artavaggio
Tipo di PercorsoDIFFICOLTA' PERCORSO DIFFICILE
Km percorsi40
Tempo di percorrenza2,30
Meteo della giornata
Tipo di terrenoAsfalto. Sterrato, Neve fresca
PaesaggioPiani di Artavaggio, Culmine di San Pietro, Alpi Orobie
 
Questa domenica le nostre mountain bike rimarranno nel box, la giornata è dedicata alle ciaspole. Andremo fino a Moggio, in auto, da dove poi prenderemo la funivia fino ad Artavaggio…."   Questo era l'incipit della descrizione, pubblicata sul sito GMPBike, della "Ciaspolata ad Artavaggio" in programma per Domenica 24 gennaio.   I "pro" erano, le montagne lecchesi cui sono affezionato, le ciaspole (mai messe prima) e la compagnia degli amici del gruppo GMPbike; quello che mi convinceva meno era  " … le nostre mountain bike rimarranno nel box."   Ho pensato, ma non si può fare tutte e due le cose ? Portarsi la bicicletta e fare la ciaspolata con gli amici.   Alla fine ho deciso: salgo ad Artavaggio con la bici e, una volta arrivato li, la "parcheggio" e faccio la ciaspolata con gli amici.   Bella idea … no ?!?   In effetti, quando arrivo alle 5,45 poco sotto alla Culmine San Pietro, in corrispondenza dello spiazzo che da accesso alla strada agro-silvo-pastorale, mi chiedo: ma dove vado ?   Nello spiazzo, normalmente sovraffollato dalle poche auto che si possono parcheggiare, non c'è nessuno.   Vinco l'inerzia che mi trattiene al calduccio dell'abitacolo della mia auto e dopo il rito della preparazione (ho le camere d'aria di scorta ?, ho le leve per togliere i copertoni ?, ho l'attrezzo multiuso ?, le barrette ?, l'ipod ?, la settimana enigmistica ?…), supero la sbarra posta all'inizio della strada e, intorno alle 6.10, faccio le prime pedalate, buttandomi nel buio del sentiero.   Per circa 40 minuti, pedalo nella completa oscurità con il solo aiuto della pila frontale e delle gomme chiodate ( grandi !) che equipaggiano il mio mezzo.   L'ambiente è molto suggestivo; la solitudine, il silenzio, le infinite sfumature della luce ed i panorami sul Resegone e sulle Grigne creano una situazione davvero unica. Via via che salgo, la luce diventa sempre più presente e, quando ormai sto passando sull'altro versante dello Zucco di Maesino, il sole fa la sua comparsa, dapprima nascondendosi tra le ondulazioni della montagna e poi, quando sono ormai in vista della conca di Artavaggio, inondando i pendii innevati con la sua luce rossastra.   Una breve sosta per le foto di rito al Monte Sodadura e all'Araralta, le due montagne simbolo del versante lecchese e di quello bergamasco e poi si riparte.   Ormai manca veramente poco all'arrivo e dopo qualche minuto, giungo nella conca di Artavaggio. Superato l'ultimo strappo, mi porto nelle vicinanze di un "tappeto" e tenendo alla destra il rifugio Sassi - Castelli, mi dirigo verso la stazione a monte della funivia, luogo fissato per l'appuntamento con gli amici del gruppo GMPbike.   Li scorgo da lontano (guidati da Pier che riconosco dalla giacca rossa), nelle vicinanze del negozio che ci noleggerà le ciaspole per salire alla Cima di Piazzo, meta non ciclistica del nostra gita odierna.   Sono arrivati da pochissimi minuti e sono indaffarati a capire come "agganciare" le ciaspole. Dopo i saluti e le presentazioni con coloro che vedo per la prima volta, il gruppo parte, ciaspole ai piedi, con destinazione rifugio Cazzaniga-Merlini. Unico dissidente il sottoscritto che, approfittando della gentilezza di Marco Fox che si carica le mie ciaspole sul sue spalle, continua con la bici.   Sfruttando il bellissimo fondo lavorato dai "gatti", mi godo la discesina che porta verso l'Albergo Sciatori, in prossimità del quale prendiamo a sinistra e iniziamo a salire lungo il traverso che ci porta nei pressi del Rifugio Aurora (spiacevolmente chiuso per cessata attività).      Da sotto già si intravede la caratteristica forma del tetto del Nicola (citazione architettonica della forma piramidale del Monte Sodadura); ci dirigiamo verso il rifugio lungo la via di massima pendenza chi sulle ciaspole, chi spingendo la bici su questo tratto dalla pendenza sostenuta. Anche durante questa parte della salita, le mie ciaspole continuano a gravare sulle spalle dell'amico Marco Fox che però non si lamenta affatto del peso addizionale (grazie ancora Marco anche per il trasporto a valle delle stesse).   Poco prima di raggiungere il rifugio Nicola, piego a sinistra e ritornato su terreno ciclabile mi metto in sella e pedalando raggiungo la bandiera posta davanti al rifugio, dove mi aspettano le avanguardie del gruppo.   Foto di rito, nelle quali coinvolgiamo alcune escursioniste incontrate durante la salita e poi ultimo tratto in piano per raggiungere il Cazzaniga - Merlini, dove si fermeranno coloro che non salgono con le ciaspole alla Cima di Piazzo e dove pranzeremo.   Grazie alla velocità che mi consente il mezzo (la neve è compatta e le gomme chiodate tengono benissimo), vengo mandato in avanscoperta. Arrivo in sella davanti alla porta del rifugio, dove dopo aver parcheggiato la bici (un grazie a Elena e Gigi gestori del rifugio), entro ed esco subito dopo per iniziare l'ascesa alla cima di Piazzo, senza essermi dimenticato di prenotare il pranzo per 15 persone.   Torno verso il gruppo che durante la sosta si è frammentato un due squadre; la prima, della quale fanno parte anche alcuni giovanissimi GMPbikers, si dirige verso il rifugio anticipando la sosta mentre un'altra, fedele al programma, inizia l'ascesa dei 157 metri che ci condurranno sulla sommità della Cima di Piazzo .   Superato il canalone che da accesso al versante sud della montagna, proseguiamo in campo libero sino alla cima che raggiungiamo non senza esserci fermati a fare un po di foto. Giunti in cima, dove stazionano una cinquantina di persone appartenenti alle diverse tribù degli escursionisti, sci alpinisti, ciaspolisti, ci fermiamo per scattare ancora qualche foto e per ammirare il panorama che spazia veramente a 360°.   La polenta ci aspetta e intorno a mezzogiorno ripartiamo, scendendo lungo la cresta da dove ci allontaniamo dopo poco più di un centinaio di metri ripercorrendo in discesa l'itinerario di salita. Alle 12.30, con precisione svizzera, giungiamo al rifugio Cazzaniga; i nostri compagni sono già seduti e in pochi secondi ci accomodiamo e ordiniamo polenta per tutti. Il servizio è rapido e il ragazzo che serve a tavola è gentile e simpatico nonché dotato di una certa pazienza dato che riesce a gestire con il sorriso i numerosi cambiamenti di ordinazione di alcuni componenti del gruppo. Si mangia, si scherza, si fanno progetti per le prossime uscite (il Pier sta già programmando per l'estate 2010, la Bormio - Bolzano con salita allo Stelvio e digressione a Glorenza/Val Venosta). Dopo aver bevuto il caffè, mentre gli altri si godono il meritato riposo, mi devo alzare e prepararmi per la discesa.   Mi rimetto la giacca, il casco e recupero la bicicletta. Fuori la giornata è ancora splendida; non fa freddo, la visibilità è ottima e il colpo d'occhio è davvero notevole con le cime delle montagne che escono dalle nubi che coprono il fondovalle.   Le prime pedalate mi confermano che i pneumatici chiodati della mia bici fanno egregiamente il loro dovere anche in discesa; l'euforia di pedalare in sicurezza sulla neve si trasforma in entusiasmo quando dal rifugio Nicola scendo in direzione del rifugio Aurora sfiorando i 40km/h su neve. Proseguo più lentamente nel traverso che mi porta verso l'albergo Sciatori da dove riparto per la discesa che in meno di 30 minuti mi riporterà al punto di partenza. La discesa si svolge sulla sede della strada agro-silvo-pastorale, con fondo innevato; anche i brevi tratti in leggera salita si superano senza fatica.   Supero alcuni escursionisti che scendono a valle, avvicinandomi a loro a velocità ridotta (non ho il campanello) e a mia volta vengo superato da un paio di persone che scendono verso la Culmine con gli sci : arrivo alla barra posta all'inizio della strada intorno alle 15.30 dopo una bella discesa durata circa 40 minuti.   Un'esperienza che consiglio e che mi piacerebbe ripetere, magari in compagnia di qualche amico GMPbike ; l'itinerario sia in salita che in discesa è privo di pericoli, si sviluppa su pendenze assolutamente alla portata di molti, il cui superamento è reso più facile se si dispone di pneumatici idonei. Personalmente ho avuto la possibilità di testare con grande soddisfazione un paio di pneumatici (prestatimi da un amico, grazie Federico) Schwalbe Ice Spiker Pro; in salita ed ancor più in discesa/frenata, mi hanno sempre dato una notevole sensazione e dimostrazione di sicurezza.   Ciononostante, penso che in condizioni simili a quelle di Domenica scorsa (manto nevoso compatto senza pericolose placche di ghiaccio), un paio di pneumatici da fango con una buona tassellatura,  dovrebbe essere una buona alternativa.   Chi non volesse salire in bicicletta ai Piani di Artavaggio, può sempre utilizzare la funivia, salire al rifugio Cazzaniga e godersi la bella discesa sino alla Culmine; in questo caso non avere montato pneumatici chiodati, vi consentirà di prolungare, il giro raggiungendo Moggio su asfalto.   Buona pedalata a tutti.   Massimo
 

 
Descrizione del tipo di difficoltà dei percorsi
DIFFICOLTA' PERCORSO FACILETipo di percorso Facile dove non viene richiesto molto allenamento
DIFFICOLTA' PERCORSO MEDIATipo di percorso  con difficoltà Media in cui viene richiesta una condizione di allenamento.
DIFFICOLTA' PERCORSO DIFFICILETipo di percorso con difficoltà di tipo Difficile dove viene richiesto un buon allenamento
Tipi di mezzo da utilizzare per l'escursione
BICI DA STRADA/CORSAIl percorso verrà effettuato con Bici da strada/Corsa
MOUNTAIN BIKEIl percorso verrà effettuato in Mountain Bike
COMBINAZIONE TRENO + BICICombinazione di mezzi, Treno + Bici
COMBINAZIONE AUTO + BICICombinazione di mezzi, Auto + Bici
MOTO/SCOOTERIl mezzo con cui effettueremo l'escursione è la Moto/Scooter
PERCORSO A PIEDINon useremo nessun mezzo, l'escursione è a piedi