VALLE ROYA
Terra
di forti contrasti quella dell'entroterra Ventimigliese.
Terra di sapori e odori forti, di storie di guerra e di
paesaggi indimenticabili. Lungo la Valle Roya rapidamente si
sale dal mare verso i monti ed in pochi chilometri si
raggiungono quote elevate. Molte le cime sopra i 1000 mt
(es. Monte Abellio, Monte Grammondo, Monte Gouta, Monte
Alto, Monte Simonasso, Testa D'Alpe ecc) dalle quali si può
vedere il mare. Molte le storie che queste cime raccontano.
Per quanto riguarda la Mountain Bike, il posto è ancora un
relativamente “vergine”, molti giri non sono segnati o non
sono particolarmente puliti, e pochi ancora sono i biker che
vi si avventurano. Al contrario della parte francese del
fiume che con Sospel ad esempio è diventata il paradiso dei
biker oltralpe. Unica eccezione forse è l'Alta Via dei Monti
Liguri, uno dei sentieri meglio tracciati, oltre che la vera
dorsale di tutti sentieri (molti sentieri non sono altro che
modi per accedere alla AV). Durante queste ferie ho
ripercorso tutte le piste che mi ricordavo di aver fatto in
passato (giro da queste parti da sempre) e che non ho
trovato già tracciate (con traccia GPS intendo). Pedalare
fra ulivi, mare e cicale è comunque un piacere che non
ricordavo! Aggiunto a questo il piacere delle frequenti
pause per raccolta more, fichi, susine e prugne. Solitamente
tornavo indietro con una panciata di frutta fatta lungo il
percorso! Una cosa però occorre dirla, da queste parti il
mondo MTB è ancora un pò acerbo, strade e sentieri sono poco
tracciati (a parte qualche eccezione) e in generale poco o
niente puliti (la vegetazione, tipicamente spinosa, invade
spesso completamente la traccia). Il risultato sono forature
frequenti (anche con le bande in teflon), i rovi non mancano
e i biancospini e le arastre la fanno da padroni. Le arastre
poi sono le uniche piante che sopravvivono ai frequenti
incendi e che, anche se secche, rimangono invariabilmente
spinose per anni. Sono spine micidiali per le gambe e per le
ruote. Una cosa di sicuro ho scoperto, andare al mare con le
gambe tutte graffiate è decisamente fastidioso! Durante un
giro ad un certo punto mi sono trovato di fronte ad un paio
ci cespugli di arastre che invadevano completamente la
traccia. Ero lanciato e il dilemma che si è posto è stato
quello se frenare con rischio di caduta oppure passare
attraverso il muro di spine. Ho scelto la seconda opzione,
ma poi sono stato 10 minuti fermo a leccarmi le ferite ;-).
In generale i giri sono solitari, non ho quasi mai
incrociato altri biker nei miei percorsi, e spesso le strade
sono isolate. In certi posti ti potrebbero venire a prendere
solo con l'elicottero. Nonostante che in rete ci siano
numerose descrizioni di percorsi non ho quasi mai trovato
tracce GPS, il dubbio che rimane sempre è quello di capire
se si stia andando nella direzione giusta e se il sentiero
non si interrompa o diventi impedalabile da li a poco. A
peggiorare la situazione c’è la quasi totale assenza di
mappe GPS per i navigatori Garmin. La Garmin non copre
ancora la Liguria con le sue TrekMap (anche se la mappa
TrekMap Italy, a catalogo, dovrebbe coprire tutta l'Italia,
ma non ho ancora avuto modo di vederla) e le uniche mappe
disponibili sono le Land Navigator della Garmin (che hanno
tutte le elevazioni e le curve di livello, ma pochissimi
sentieri, infatti ci sono solo strade carrozzabili, quindi
al minimo le strade bianche) o le mappe OpenMTB che sono
opensource (chiunque può caricare percorsi e strade per
completarle, ma sono spesso lacunose). In tutti i casi le
mappe sono lacunose e spesso ci si trova a navigare nel
nulla più assoluto! Il personale suggerimento è quello di
usare entrambe le mappe e di caricarle entrambe sul GPS in
modo da usare quella che meglio copre la zona dove siete. Va
comunque detto che la tipica viabilità a pettine (ogni valle
ha una strada che sale dal mare e l'Aurelia le unisce tutte)
è una cosa relativamente moderna. Nel passato la viabilità
andava di valle in valle lungo quelli che ora sono i
tracciati seguiti dalle Mountain Bike e da quale strada
secondaria. Si può capire quindi come mai molti di questi
percorsi siano ricchi di storia, ma sostanzialmente in
disuso, a causa anche del fatto che molti dei piccoli gruppi
di case lungo il percorso sono stati abbandonati da tempo.
Occorre quindi prestare molta attenzione al mezzo prima di
partire, durante il giro portarsi almeno due camere d'aria
di riserva oltre al mastice e portarsi una mappa
escursionistica (ottima la carta dei sentieri e rifugi
numero 14 Sanremo-Imperia-Montecarlo dell'Istituto
Geografico Centrale, scala 1:50.000; la numero 8 serve per
coprire la parte alta della valle Roya, Limone ed il Tenda)
ed una bussola. Inoltre le fonti di acqua sono scarse e un
idrapak da 3 litri è decisamente utile! Occorre precisare
che finora ho parlato della valle del Roya, ma le escursioni
si estendono alle valli limitrofe, la Val Nervia, la Val
Bevera. Mi riferisco comunque sempre alla zona del Roya in
genere.
Storia
Il
territorio della valle del Roya è da tempo famoso per il
trekking a causa dei panorami e delle vette che in poco
tempo dal mare permettono di salire in montagna (si pensi al
Tenda ed alle numerose cime sopra i 1500 mt), e per anni ne
ho seguito i sentieri. Il territorio è però famoso per
almeno altri due motivi: guerra ed elettricità. I motivi di
guerra in quanto fin dai tempi di Napoleone, ed anche prima,
la valle fino al Tenda, segnava il confine fra l'allora
stato Piemontese e la Francia. I motivi elettrici in quanto
la forza delle acque del Roya ha permesso di costruire
numerose centrali idroelettriche. Al termine della seconda
guerra questo era un distretto elettricamente
importantissimo, e proprio a causa di questo quasi tutta la
valle Roya è passata in mano francese nel settembre del 1947
con l’entrata in vigore dei Trattati di Parigi. Per quanto
riguarda il tema guerresco lungo tutti i tracciati si
trovano numerose postazioni belliche della seconda guerra
mondiale (dal Balcone di Marta e Pietravecchia fino a Cima
Gouta e poi Ventimiglia), e di fine ‘800 (principalmente
intorno al Tenda) o precedenti (i forti di Ventimiglia, il
castellaro del Monte Abellio, il castello di Dolceaqua,
ecc). Numerose sono i camminamenti e le postazioni di tiro,
spesso a guardia della statale che va al passo Tenda. Verso
fine guerra la valle è stata usata dai partigiani, proprio
per la sua indubbia "difficoltà". In generale il consiglio è
di portarsi una bella torcia, alcuni forti sono decisamente
interessanti da visitare: Gouta e Cima Marta per la seconda
guerra, il Tenda per quelli di fine ‘800. Sfortunatamente
solo quelli che ora sono in Francia sono visitabili in
quanto i trattati del dopoguerra imponevano che ogni
postazione militare italiana entro 50km dal confine fosse
distrutta. Nonostante ciò molte postazioni di tiro minori
(postazioni di mitraglia) sono rimaste intere e dentro (se
non invase dai rovi) si possono anche trovare mappe tattiche
(tabelle di tiro) ed i messaggi di chi vi stava dentro. I
giri che ho iniziato a fare sono il risultato di una
settimana di girovagare, soprattutto per capire lo stato dei
sentieri e la percorribilità generale, molti altri se ne
potrebbero fare, molti altri che conosco. |