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I tuoi percorsi

 
Agosto 2010 - Liguria in mountain bike con Enrico
PIANAVIA
Molta parte della mia permanenza in Liguria la passo a Pianavia, un piccolo paese dalla storia millenaria. Il sito di Pianavia che ho creato per raccontare la storia del paese vi può raccontare molto, informazioni che ho raccolto nel tempo anche grazie a numerose testimonianze. Un breve cappello però merita di essere scritto per inquadrare la storia dei percorsi che vi racconto.  Storia che rende più completo il gusto di questi posti. Anche in questo caso la valle è praticamente vergine dal punto di vista delle MTB e valgono le stesse considerazioni fatte per la valle Roya. Vergine nel senso di escursionismo mountain bike (AM e XC duro), perché se si parla di Freeride, SuperEnduro o DH le valli vicine verso Sanremo o Diano Marina sono frequentate eccome! Qui però la vegetazione è meno secca e le fonti di acqua sono più frequenti. Geograficamente siamo al confine fra gli Appennini e le Alpi Marittime ed il cambio di conformazione montuosa si avverte. Anche i paesi sono più frequenti ed e meno facile trovarsi in posti isolati lontani da qualsiasi casa (perlomeno a basse quote). Per quanto riguarda i sentieri, si trovano ovviamente segnati sulle mappe escursionistiche (ottima quella, già citata, dell'IGC numero 14), ma spesso sono mulattiere che si sono perse o sono in parte franate oppure tracce esili poco visibili. Quello che inizia come un sentiero largo e tranquillo spesso si trasforma una mulattiera invasa di vegetazione e di livello tecnico abbastanza elevato (sentieri sconnessi, tratti con bici a spalla, svolte strette e pendenze elevate). Durante i giri occorre anche spesso distinguere fra il sentiero e le numerose vie secondarie che poi finiscono nelle campagne di qualcuno (spesso più larghe del sentiero vero!). Inoltre, non è raro incontrare gente del posto che usa ancora queste antiche vie di comunicazione per spostarsi fra un paese e l'altro con la moto da cross. La Valle di Vasia e la via Marenca Vasia rimane a cavallo di due valli, quella di Dolcedo e quella del Rio di Vasta, ed è in generale relativamente poco frequentata dalle mountain bike, se non come via di passaggio per raggiungere le vette alle sue spalle (mentre è molto frequentata dalle bici da strada). Ad ovest si trova il Monte Faudo, ad est i paesi di Montegrazie, la valle del torrente Impero e poi quella del Dianese. A nord invece il monte Acquarone, il Collle d'Oggia, Caravonica, il passo di Nava ecc. A sud il mare. La posizione di Vasia e delle sue frazioni è l'ideale per raggiungere facilmente buona parte della provincia con percorsi in cresta. Facilmente si può passare alla valle del fiume Impero o verso Arma di Taggia e la valle Argentina o ancora passare verso il Colle di Nava (il Nava poi Monesi ed il Monte Torraggio sono posti ricchi di forti del regno di Savoia e della seconda guerra mondiale e paesaggi incantevoli). Tramite il Colle d'Oggia si riesce poi a svalicare verso la valle Argentina (scendendo a Molini di Triora tramite Andagna o Montalto Ligure) oppure verso la valle di Pieve di Teco (scendendo tramite il colle San Bartolomeo o Rezzo). Vasia è posta lungo la via che dal mare (che in particolare parte dal porto di Oneglia) e va verso il Piemonte, una delle Vie del Sale (spesso chiamate via Marenca o Marenga, cioè che porta al mare, se percorse in senso inverso) che confluivano verso Limone Piemonte. Vasia è uno degli ultimi centri dell'entroterra (assieme a Pantasina e Prelà Castello, dove si trovano ancora i resti del castello a difesa della via) direttamente affacciati sia al mare che ai monti: da qui si iniziava la salita alle prime vere alture e si abbandonava l'ambiente tipicamente rivierasco. La valle dove si trova Vasia è attraversata da un’importante via Marenca, che salendo da Oneglia (principale porto del regno Sabaudo) e Porto Maurizio passa per Vasia, Pianavia e Pantasina per arrivare al Colle d'Oggia e quindi al passo di Pian del Latte, Colla Garezzo e il Saccarello; da qui poi in altura verso il colle di Tenda e quindi Limone. Questa via di comunicazione snodandosi tra crinali e mezze coste dei monti, per un lungo tratto rimane elevata sopra i 2000 metri, con numerose diramazioni. La sua esistenza ha profondamente segnato la vita delle comunità locali, dall'alto Medioevo sino all'avvento delle strade carrozzabili. Lungo la strada Marenca si inserivano tanti sentieri: salendo dalle valli del Vermenagna, del Pesio, e dell'Ellero quindi attraverso le Alpi Liguri, discendevano lungo i crinali delle Valli Arroscia, Argentina, Prelà, Impero, Maro sino al Mare. Il percorso necessariamente variava al mutare delle stazioni, degli eventi atmosferici, delle contingenze economiche e politiche, la via fu però sempre importante mezzo di unione e scambio fra gli opposti versanti alpini. I siti archeologici presenti nella zona provano la frequentazione di questo percorso già in età preistorica, vi sono tracce di epoca romana, ma i primi documenti di cui si dispone risalgono al 1207. Nel medioevo poi la montagna vide accrescere la presenza umana, si svilupparono i commerci ed i paesi alpini si popolarono, anche per sfuggire alle pestilenze, agli eccidi ed alle persecuzioni. La costa per anni è stata un posto decisamente poco sicuro, a causa delle numerose razzie saracene. I tratti della via Marenca che oggi sono ancora percorribili vanno soprattutto dal Monte Acquarone al mare e tutta la zona del Colle di Tenda. Testimone della passata gloria di Vasia ne sono l'altissimo campanile (costruito per essere notato ed ammirato anche da lontano), il Battistero ed altri importanti edifici storici, tutti parte della antica Contea di Pietralata (suggerisco questa lettura in proposito: Alla scoperta della contea di Pietralata. I centri abitati che fanno corona nell’alta val Prino  Per maggiori informazioni sulla via del Sale suggerisco questo piccolo libricino, che ha il merito di fornire anche degli ottimi giri in Mountain Bike: “La via del Sale: dal colle di Tenda a Ventimiglia lungo le ex strade militari”, Blu Edizioni. Lo si trova a Limone Piemonte presso le tabaccherie del centro al costo di 3.50€ o qui LimoneEdicola. Girare in MTB La zona di Vasia nonostante questo è poco tracciata, l'unica serie di percorsi che ho trovato è fatta da un utente di questo sito: Gulliver.it però niente tracce GPS e quindi i percorsi sono seguibili solo da chi conosce bene il territorio. Il motivo è semplice, essendo una zona con pochi "foresti", spesso bastano delle indicazioni generiche. In generale, aiutano però alcune conoscenze sulla viabilità del Ponente Ligure. La moderna viabilità segue una struttura a "pettine": ogni valle ha una strada che sale dal mare e l'Aurelia le unisce tutte. Questa è ovviamente una creazione moderna che mal si adatta a gente che andava a piedi. Esistono, infatti, nel dialetto ligure di Dolcedo, due modi di dire riguardo alle strade, alle percorrenze. Il primo di carattere generale dice: “A strada bona a l'è delongu a ciu curta” “La strada buona è sempre la più breve”, nel senso che la strada che ha un buon fondo, ben tracciata, ben mantenuta, anche se più lunga si percorrerà in minor tempo. Il secondo, che pare in antitesi con il precedente, dice: “A strada de custe(r)a a l'è delungu a ciu curta” e in questo caso vuol significare che i percorsi che sfruttano tracciati longitudinali alle creste sono da ritenersi migliori, in quanto non dovendo superare dislivelli dovuti ai fiumi, ruscelli, corsi d'acqua sono sicuramente più brevi e di più facile percorrenza. Unendo gli insegnamenti di questi due modi di dire sono state tracciate le Vie Marenghe o Marenche, utilizzando tracciati di cresta spesso disegnati a zig-zag per superare le erte salite. Il fondo ricoperto di ciottoli (rissoi) aveva il compito di fare in modo che il passaggio di persone, ed ancore più di animali, non scavasse solchi nel terreno. Per attenuare il dislivello, si provvedeva ad una accurata opera di “grodanatura” (sapelli). La grande importanza che queste vie di comunicazione avevano in passato si può dedurre da "Gli antichi statuti di Porto Maurizio e della sua valle", resi in lingua italiana da Enrico Calandri e Giacomo Ricci. Tali statuti del 1405 nel capitolo "Riparazione delle strade" recitano "Stabiliamo ed ordiniamo che qualunque capo di famiglia della comunità di Porto Maurizio sia tenuto ogni Venerdì di Quaresima ad andare a riattare le pubbliche vie che si trovano dentro i confini del distretto...". Continuano poi: "Inoltre la strada per la quale si passa per la Colla e si va verso il bosco ed i prati sia riattata, migliorata e rifatta dagli uomini del borgo di Santa Maria, di Poggio Lanteri, di Torrazza e di Civezza dal torrente Prirorio fino ai confini del terziere di Dolcedo; di lì in poi, fino al colle di Venora dagli uomini di Dolcedo" Quest'ultima è, senza dubbio, la Via del Sale, che da Porto Maurizio per Piani - Poggi - Colle di Civezza - Santa Brigida - Passo Vena - Monte Grande - Mezzaluna - conduceva a Limone ed al resto del Piemonte. Emilio Ferrua Magliani ed Alfredo Mela nel loro libro “Pietralata un castello ed un contado” ci danno alcune importanti notizie sulle mulattiere ed in special modo sulle Vie del Sale. “...Da non dimenticare che mediante questi percorsi si sviluppava tramite le squadre di grossi muli del Maro, Case Carli e Valloria il traffico commerciale con il Piemonte, trasportandovi l'olio e tutte le derrate che sbarcavano nel porto onegliese per i commercianti piemontesi. A dimostrazione dell'importanza raggiunta da questi trasporti, va ricordata l'esistenza della Corporazione dei mulattieri “muliones” con tanto di disciplinare, divisa e santo protettore in Sant'Eligio vulgo “San'Allo”. Non è sicuramente un caso che a Isolalunga, frazione di Dolcedo, paese dei Babetti, patria di valenti mulattieri, nella Chiesa il posto d'onore fosse dedicato a Sant'Eligio (in dolcedese Sant'A(r)ò)” Secondo quanto detto quindi, dal punto di vista delle Mountain Bike si possono trovare due tipi di percorsi: i percorsi in cresta e le mulattiere che svalicano fra una valle e l'altra. I percorsi in cresta tipicamente sono più ciclabili, spesso sono stati coperti da strade moderne e tipicamente hanno una direttiva sud - nord. Questi percorsi spesso hanno un’iniziale rampa molto ripida per portarsi in quota e poi proseguono senza particolari pendenze. Ben differenti sono le mulattiere che dovendo superare i crinali delle valli, hanno spesso pendenze elevate e percorsi tipicamente difficili (zig-zag, forti pendenze e gradini). Questi sono "delungu" i sentieri più difficili, oltre che per il tracciato anche per il loro generale stato di abbandono. Ma, sono i sentieri che più di altri offrono sulle valli scorci antichi, inattesi e panoramici. Unendo queste conoscenze alla lettura di una buona mappa topografica spesso si riescono ad inventare percorsi nuovi ed a sopperire alla generale mancanza di indicazioni.