PIANAVIA
Molta
parte della mia permanenza in Liguria la passo a Pianavia,
un piccolo paese dalla storia millenaria. Il sito di
Pianavia
che ho creato per raccontare la storia del paese vi può
raccontare molto, informazioni che ho raccolto nel tempo
anche grazie a numerose testimonianze. Un breve cappello
però merita di essere scritto per inquadrare la storia dei
percorsi che vi racconto. Storia che rende più completo il
gusto di questi posti. Anche in questo caso la valle è
praticamente vergine dal punto di vista delle MTB e valgono
le stesse considerazioni fatte per la valle Roya. Vergine
nel senso di escursionismo mountain bike (AM e XC duro),
perché se si parla di Freeride, SuperEnduro o DH le valli
vicine verso Sanremo o Diano Marina sono frequentate eccome!
Qui però la vegetazione è meno secca e le fonti di acqua
sono più frequenti. Geograficamente siamo al confine fra gli
Appennini e le Alpi Marittime ed il cambio di conformazione
montuosa si avverte. Anche i paesi sono più frequenti ed e
meno facile trovarsi in posti isolati lontani da qualsiasi
casa (perlomeno a basse quote). Per quanto riguarda i
sentieri, si trovano ovviamente segnati sulle mappe
escursionistiche (ottima quella, già citata, dell'IGC numero
14), ma spesso sono mulattiere che si sono perse o sono in
parte franate oppure tracce esili poco visibili. Quello che
inizia come un sentiero largo e tranquillo spesso si
trasforma una mulattiera invasa di vegetazione e di livello
tecnico abbastanza elevato (sentieri sconnessi, tratti con
bici a spalla, svolte strette e pendenze elevate). Durante i
giri occorre anche spesso distinguere fra il sentiero e le
numerose vie secondarie che poi finiscono nelle campagne di
qualcuno (spesso più larghe del sentiero vero!). Inoltre,
non è raro incontrare gente del posto che usa ancora queste
antiche vie di comunicazione per spostarsi fra un paese e
l'altro con la moto da cross. La Valle di Vasia e la via
Marenca Vasia rimane a cavallo di due valli, quella di
Dolcedo e quella del Rio di Vasta, ed è in generale
relativamente poco frequentata dalle mountain bike, se non
come via di passaggio per raggiungere le vette alle sue
spalle (mentre è molto frequentata dalle bici da strada). Ad
ovest si trova il Monte Faudo, ad est i paesi di
Montegrazie, la valle del torrente Impero e poi quella del
Dianese. A nord invece il monte Acquarone, il Collle
d'Oggia, Caravonica, il passo di Nava ecc. A sud il mare. La
posizione di Vasia e delle sue frazioni è l'ideale per
raggiungere facilmente buona parte della provincia con
percorsi in cresta. Facilmente si può passare alla valle del
fiume Impero o verso Arma di Taggia e la valle Argentina o
ancora passare verso il Colle di Nava (il Nava poi Monesi ed
il Monte Torraggio sono posti ricchi di forti del regno di
Savoia e della seconda guerra mondiale e paesaggi
incantevoli). Tramite il Colle d'Oggia si riesce poi a
svalicare verso la valle Argentina (scendendo a Molini di
Triora tramite Andagna o Montalto Ligure) oppure verso la
valle di Pieve di Teco (scendendo tramite il colle San
Bartolomeo o Rezzo). Vasia è posta lungo la via che dal mare
(che in particolare parte dal porto di Oneglia) e va verso
il Piemonte, una delle Vie del Sale (spesso chiamate via
Marenca o Marenga, cioè che porta al mare, se percorse in
senso inverso) che confluivano verso Limone Piemonte. Vasia
è uno degli ultimi centri dell'entroterra (assieme a
Pantasina e Prelà Castello, dove si trovano ancora i resti
del castello a difesa della via) direttamente affacciati sia
al mare che ai monti: da qui si iniziava la salita alle
prime vere alture e si abbandonava l'ambiente tipicamente
rivierasco. La valle dove si trova Vasia è attraversata da
un’importante via Marenca, che salendo da Oneglia
(principale porto del regno Sabaudo) e Porto Maurizio passa
per Vasia,
Pianavia
e Pantasina per arrivare al Colle d'Oggia e quindi al passo
di Pian del Latte, Colla Garezzo e il Saccarello; da qui poi
in altura verso il colle di Tenda e quindi Limone. Questa
via di comunicazione snodandosi tra crinali e mezze coste
dei monti, per un lungo tratto rimane elevata sopra i 2000
metri, con numerose diramazioni. La sua esistenza ha
profondamente segnato la vita delle comunità locali,
dall'alto Medioevo sino all'avvento delle strade
carrozzabili. Lungo la strada Marenca si inserivano tanti
sentieri: salendo dalle valli del Vermenagna, del Pesio, e
dell'Ellero quindi attraverso le Alpi Liguri, discendevano
lungo i crinali delle Valli Arroscia, Argentina, Prelà,
Impero, Maro sino al Mare. Il percorso necessariamente
variava al mutare delle stazioni, degli eventi atmosferici,
delle contingenze economiche e politiche, la via fu però
sempre importante mezzo di unione e scambio fra gli opposti
versanti alpini. I siti archeologici presenti nella zona
provano la frequentazione di questo percorso già in età
preistorica, vi sono tracce di epoca romana, ma i primi
documenti di cui si dispone risalgono al 1207. Nel medioevo
poi la montagna vide accrescere la presenza umana, si
svilupparono i commerci ed i paesi alpini si popolarono,
anche per sfuggire alle pestilenze, agli eccidi ed alle
persecuzioni. La costa per anni è stata un posto decisamente
poco sicuro, a causa delle numerose razzie saracene. I
tratti della via Marenca che oggi sono ancora percorribili
vanno soprattutto dal Monte Acquarone al mare e tutta la
zona del Colle di Tenda. Testimone della passata gloria di
Vasia ne sono l'altissimo campanile (costruito per essere
notato ed ammirato anche da lontano), il Battistero ed altri
importanti edifici storici, tutti parte della antica Contea
di Pietralata (suggerisco questa lettura in proposito: Alla
scoperta della contea di Pietralata.
I centri abitati che fanno corona nell’alta val Prino
Per maggiori informazioni sulla via del Sale suggerisco
questo piccolo libricino, che ha il merito di fornire anche
degli ottimi giri in Mountain Bike: “La via del Sale: dal
colle di Tenda a Ventimiglia lungo le ex strade militari”,
Blu Edizioni. Lo si trova a Limone Piemonte presso le
tabaccherie del centro al costo di 3.50€ o qui
LimoneEdicola. Girare in MTB La zona di Vasia nonostante
questo è poco tracciata, l'unica serie di percorsi che ho
trovato è fatta da un utente di questo sito:
Gulliver.it però niente tracce GPS e quindi i percorsi
sono seguibili solo da chi conosce bene il territorio. Il
motivo è semplice, essendo una zona con pochi "foresti",
spesso bastano delle indicazioni generiche. In generale,
aiutano però alcune conoscenze sulla viabilità del Ponente
Ligure. La moderna viabilità segue una struttura a
"pettine": ogni valle ha una strada che sale dal mare e
l'Aurelia le unisce tutte. Questa è ovviamente una creazione
moderna che mal si adatta a gente che andava a piedi.
Esistono, infatti, nel dialetto ligure di Dolcedo, due modi
di dire riguardo alle strade, alle percorrenze. Il primo di
carattere generale dice: “A strada bona a l'è delongu a ciu
curta” “La strada buona è sempre la più breve”, nel senso
che la strada che ha un buon fondo, ben tracciata, ben
mantenuta, anche se più lunga si percorrerà in minor tempo.
Il secondo, che pare in antitesi con il precedente, dice: “A
strada de custe(r)a a l'è delungu a ciu curta” e in questo
caso vuol significare che i percorsi che sfruttano tracciati
longitudinali alle creste sono da ritenersi migliori, in
quanto non dovendo superare dislivelli dovuti ai fiumi,
ruscelli, corsi d'acqua sono sicuramente più brevi e di più
facile percorrenza. Unendo gli insegnamenti di questi due
modi di dire sono state tracciate le Vie Marenghe o
Marenche, utilizzando tracciati di cresta spesso disegnati a
zig-zag per superare le erte salite. Il fondo ricoperto di
ciottoli (rissoi) aveva il compito di fare in modo che il
passaggio di persone, ed ancore più di animali, non scavasse
solchi nel terreno. Per attenuare il dislivello, si
provvedeva ad una accurata opera di “grodanatura” (sapelli).
La grande importanza che queste vie di comunicazione avevano
in passato si può dedurre da "Gli antichi statuti di Porto
Maurizio e della sua valle", resi in lingua italiana da
Enrico Calandri e Giacomo Ricci. Tali statuti del 1405 nel
capitolo "Riparazione delle strade" recitano "Stabiliamo ed
ordiniamo che qualunque capo di famiglia della comunità di
Porto Maurizio sia tenuto ogni Venerdì di Quaresima ad
andare a riattare le pubbliche vie che si trovano dentro i
confini del distretto...". Continuano poi: "Inoltre la
strada per la quale si passa per la Colla e si va verso il
bosco ed i prati sia riattata, migliorata e rifatta dagli
uomini del borgo di Santa Maria, di Poggio Lanteri, di
Torrazza e di Civezza dal torrente Prirorio fino ai confini
del terziere di Dolcedo; di lì in poi, fino al colle di
Venora dagli uomini di Dolcedo" Quest'ultima è, senza
dubbio, la Via del Sale, che da Porto Maurizio per Piani -
Poggi - Colle di Civezza - Santa Brigida - Passo Vena -
Monte Grande - Mezzaluna - conduceva a Limone ed al resto
del Piemonte. Emilio Ferrua Magliani ed Alfredo Mela nel
loro libro “Pietralata un castello ed un contado” ci danno
alcune importanti notizie sulle mulattiere ed in special
modo sulle Vie del Sale. “...Da non dimenticare che mediante
questi percorsi si sviluppava tramite le squadre di grossi
muli del Maro, Case Carli e Valloria il traffico commerciale
con il Piemonte, trasportandovi l'olio e tutte le derrate
che sbarcavano nel porto onegliese per i commercianti
piemontesi. A
dimostrazione
dell'importanza raggiunta da questi trasporti, va ricordata
l'esistenza della Corporazione dei mulattieri “muliones” con
tanto di disciplinare, divisa e santo protettore in
Sant'Eligio vulgo “San'Allo”. Non è sicuramente un caso che
a Isolalunga, frazione di Dolcedo, paese dei Babetti, patria
di valenti mulattieri, nella Chiesa il posto d'onore fosse
dedicato a Sant'Eligio (in dolcedese Sant'A(r)ò)” Secondo
quanto detto quindi, dal punto di vista delle Mountain Bike
si possono trovare due tipi di percorsi: i percorsi in
cresta e le mulattiere che svalicano fra una valle e
l'altra. I percorsi in cresta tipicamente sono più
ciclabili, spesso sono stati coperti da strade moderne e
tipicamente hanno una direttiva sud - nord. Questi percorsi
spesso hanno un’iniziale rampa molto ripida per portarsi in
quota e poi proseguono senza particolari pendenze. Ben
differenti sono le mulattiere che dovendo superare i crinali
delle valli, hanno spesso pendenze elevate e percorsi
tipicamente difficili (zig-zag, forti pendenze e gradini).
Questi sono "delungu" i sentieri più difficili, oltre che
per il tracciato anche per il loro generale stato di
abbandono. Ma, sono i sentieri che più di altri offrono
sulle valli scorci antichi, inattesi e panoramici. Unendo
queste conoscenze alla lettura di una buona mappa
topografica spesso si riescono ad inventare percorsi nuovi
ed a sopperire alla generale mancanza di indicazioni. |